Il documentario è definito per legge come un cortometraggio di lunghezza non inferiore ai 250 metri e non superiore ai 2.000. Si ha traccia delle sue origini fin dal 1910 e dovuto in gran parte dal lavoro delle avanguardie sperimentali cinematografiche. I suoi contenuti sono sempre stati di natura giornalistica, narrativa, descrittiva,
propagandistica, pubblicitaria, o con finalità educative e formative.
Tra i primi ricordiamo:
Robert Flaherty, nel 1911 iniziò una sua produzione con intenti commerciali e realizzò per un'industria di pellicce il suo primo documentario, la Révillion Frères, altro video descrittivo "Nanook of the North" del 1922 che racconta di un cacciatore esquimese.
John Grierson introdusse al documentario un taglio sociale e diede il via ad una scuola in Gran Bretagna (Drifters, 1929).
Dziga Verton negli anni venti, inizia la sua attività di documentarista a fini propagandistici nell'URSS.
In Italia il documentario deve la sua nascita all'attività dell'Istituto Luce, che utilizzò il mezzo per creare documenti (soprattutto cinegiornali) di propaganda del regime fascista. Tra i registi che si avvicinarono al genere con
intenti descrittivi e poetici citiamo: Vancini, Antonioni, Comencini, Risi, Zavoli, Quilici, Citto Maselli, Fulvio Grimaldi ed altri .
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