La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno lo scorso venerdì 13 dicembre. Paola Bortolotti, giornalista co-fondatrice di STAMP Toscana ma anche docente e mediatrice culturale tra la Toscana e l’America, ci ha lasciati a seguito di una malattia improvvisa, proprio dopo aver inviato al giornale il suo ultimo articolo. In mezzo alla profusione di messaggi d’affetto, di foto e ricordi che hanno invaso in questi giorni tutti i giornali locali, i blog e i social network, un piccolo ricordo glielo dedica pure un giovane collega che, pur avendo avuto modo di conoscerla sicuramente troppo poco, non ha potuto fare a meno di riconoscerne da subito il valore, sia umano sia professionale.
Carattere difficile, spigoloso e ipercritico, la si ricorderà per certe battute al vetriolo (ma mai prive della giusta dose di ironia), per la grande franchezza nell’esporre giudizi critici senza alcun timore o forma di riverenza, ma anche per la sicurezza nel riconoscere i talenti, e farsene promotrice. Come ha scritto Gianni Caverni, “Paola Bortolotti aveva un modo tutto suo di riuscire a farsi volere bene”. E sicuramente il mondo dell’arte e della cultura ha perso qualcosa in più di una semplice cronista. Iperproduttiva, pronta a sfornare quasi quotidianamente lunghissimi e dettagliati articoli, è stata fino all’ultimo attiva anche nel ruolo di curatrice (basti citare la grande mostra ospitata al Museo Marino Marini nel 2012, Osservazione della natura in stato di quiete). Ma era soprattutto una bussola, un punto di riferimento, sempre presente ad ogni conferenza stampa, a ogni inaugurazione o evento culturale in Firenze e oltre. Dovunque c’era lei, era presente anche (forse) l’arte. E quindi non siamo solo noi giornalisti e operatori culturali, ma l’Arte stessa, che da domani si sentirà un po’ più orfana nel mondo.
Per DEApress, Simone Rebora
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