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I 30 anni del Museo Pecci di Prato

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Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato compie trent’anni

 
 
 


Il museo immaginato. Storie da trent’anni di Centro Pecci 

 

22 settembre 2018 – 25 giugno 2019
Viale della Repubblica, 277, 59100 Prato
 
Press preview: venerdì 21 settembre, ore 12
Opening: venerdì 21 settembre, ore 19

 
 
 
 
 

ll Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci compie trent’anni: per l’occasione, la mostra Il museoimmaginatoStorie da trent’anni di Centro Pecci ne rilegge le vicende attraverso un percorso inedito di fatti, dati statistici, aneddoti, ricordi e opere scelte dalla sua collezione e dalla storia delle mostre, ideato dalla nuova direttrice Cristiana Perrella. Più che una celebrazione, un racconto in forma di autofiction, in cui la realtà di quanto accaduto si alterna a una visione immaginativa del museo che reinterpreta e configura il passato alla luce della sensibilità del presente, proiettandolo in un futuro possibile.

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Prima istituzione dedicata al contemporaneo ad esser stata costruita ex novo in Italia nel 1988, dalla sua inaugurazione il Centro Pecci si è distinto come centro di produzione culturale impegnato nella ricerca artistica in senso ampio.
 
Sotto la direzione di Cristiana Perrella, entrata in carica a marzo 2018, il Centro Pecci si presenta oggi in una nuova 'veste', sempre più accogliente e aperta alla città. Il trentennale è stato infatti inteso come l’occasione per rileggere e riattivare spazi e funzioni del Centro Pecci dopo l’ampliamento inaugurato nel 2016. Accompagnerà la mostra un programma di eventi - rassegne teatrali, video programme, performance.
 
Il museo immaginato. Storie da trent’anni di Centro Pecci è composta da tre elementi principali. Il primo, una timeline disegnata dallo studio grafico Sara De Bondt, racconta la successione di mostre, concerti, rassegne, festival, laboratori, talk ospitati dal museo in questi tre decenni e offre l’opportunità di mappare una sorta di DNA del museo attraverso materiali variegati: video, foto, documenti, tracce audio, poster, opere.
 
Il secondo elemento parte dall’analisi, sia statistica che semantica, dei dati dell’archivioelaborati insieme al laboratorio MoSIS (Modelli e Sistemi Informativi Statistici) del PIN, Polo Universitario Città di Prato, e traccia una storia parallela e a tratti imprevista del museo. Un racconto fatto di numeri, come quello delle opere in collezione, delle mostre fatte, dei visitatori, degli artisti esposti (di cui si analizza anche provenienza geografica, età e identità di genere).
 
La timeline e il risultato dell’analisi dei dati dell’archivio fanno da cornice concettuale per il terzo elemento della narrazione sul trentennale: un nuovo allestimento di una selezione di opere in gran parte provenienti dalla collezione del museo, scelte ripercorrendo la storia delle mostre principali tenutesi al Centro Pecci dal 1988. Opere come quelle di Zorio, Schnabel, Cucchi, Merz, Acconci, Morris, che segnano l’attenzione espositiva verso i grandi protagonisti dell’arte italiana e americana tra anni Ottanta e Novanta, a cui negli anni sono state dedicate significative monografiche. Quelle di John Coplans, Craigie Horsfield, Robert Mapplethorpe e Nobuyoshi Araki raccontano un interesse per la fotografia. Altre linee di ricerca espresse attraverso le mostre rivelano una sensibilità specifica verso i cambiamenti epocali che interessano l’Europa sul finire del secondo millennio. Non a caso il Centro Pecci inaugura nel 1988 con una mostra intitolata Europe Now, a segnalare, attraverso opere di Michelangelo Pistoletto o Anish Kapoor, la fiducia e l’entusiasmo per il concetto di comunità culturale. Sempre legata al clima sociopolitico europeo è anche l’apertura all’arte dei paesi dell’Est, a cui il Centro Pecci dedica diverse mostre nel corso degli anni tra cui, molto tempestiva, Artisti russi contemporanei, nel 1990, da cui provengono opere in collezione come quelle di Ilya Kabakov. Molta attenzione verrà data anche alle tendenze più nuove dell’arte italiana, alle opere di Stefano Arienti, Massimo Bartolini, e alle installazioni ambientali. La collezione annovera infatti numerose opere di grande respiro, La spirale appare di Mario Merz, o l’opera realizzata da Barbara Kruger sulla facciata di una fabbrica pratese come parte della mostra Inside/out curata da Ida Panicelli nel 1993, o ancora quella di Michael Lin, realizzata nel 2010, e quella di Thomas Hirshhorn, acquisita in occasione della mostra La fine del mondo nel 2016, che verranno riallestite proprio in occasione del trentennale. All’uso estensivo di tempo e spazio si riferisce anche l’attenzione alla performance e allo spettacolo dal vivo, testimoniata dal rifacimento della performance Che cos’è il fascismo di Fabio Mauri, presentata nel 1993, ancora parte di Inside/out o il lavoro di Kinkaleri, Otto, performanc e che sarà riattivata in occasione della mostra, o ancora quello di Jérôme Bel, presentato nel 2017.
 
In occasione del trentennale nell’atrio del museo sarà installato un recente lavoro di Martin Creed (Wakefield, UK, 1968) Work No 2833: Don’t Worry, 2017. Unica opera in mostra a non appartenere alla storia passata del museo, la grande scritta neon, con l’ironia tipica del suo autore, costituisce un invito a guardare al futuro con fiducia.

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