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Forum "Il Mediterraneo": alcune riflessioni

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Si è concluso con successo il primo incontro del Festival “Il Mediterraneo”, che si è tenuto venerdì 9 Febbraio 2024 all’interno dei suggestivi locali della sala Firenze Capitale di Palazzo Vecchio.

Gli interventi dei relatori hanno permesso di costruire un percorso comune di comprensione e di conoscenza tramite l’integrazione delle diverse prospettive e delle diverse discipline. Tra i tanti temi comuni, il primo è stato sicuramente quello dell’Altro: a partire dalle considerazioni di Dmitrij Palagi, che parlando della sua esperienza nelle scuole ha sottolineato come i ragazzi africani e medio orientali abbiano un concezione del Mediterraneo fondata su un asse completamente opposto a quello degli europei, che troppo spesso si considerano i padroni assoluti di questo mare. Cercare di comprendere questa prospettiva è uno dei passi necessari per favorire l’integrazione e la comunicazione tra i popoli che abitano le sponde di questo mare. Anche Izzedin Elzir, l’imam di Firenze, pur sottolineando il fatto di considerarsi pienamente fiorentino, ha messo l’accento su questa necessità di comprensione reciproca e di dialogo interculturale ed interreligioso.

Un altro tema fondamentale è stato quello che riguarda i confini del Mediterraneo, nel senso che, tra i vari interventi, si è percepita la consapevolezza di come l’area di influenza di questo mare superi abbondantemente i suoi confini naturali e geografici. Ad esempio, è stato fatto notare come il Mediterraneo rappresenti innanzitutto un bacino culturale di antichissima data, i cui confini possono essere tracciati affidandosi alle tracce materiali che accomunano tutte queste culture. Le prime di queste tracce materiali sono, non a caso, le colture e le piante che hanno determinato e tutt’oggi rappresentano la ricchezza dei vari i popoli: la vite e l’ulivo, innanzitutto. Due piante coltivate non per fini di mera sussistenza, ma per motivi culturali e sacrali, che, partendo dal Medio Oriente, sono state diffuse tramite i commerci e gli incontri tra i popoli antichi, e sono arrivate a definire nettamente le culture mediterranee, tanto che oggi è possibile stabilire i confini del “bacino culturale mediterraneo” seguendo la linea di dove queste due piante vengono coltivate.
In secondo luogo, è stata importante la constatazione secondo cui il Mediterraneo è inserito nelle dinamiche politiche e sociali del mondo globalizzato. Per questo motivo, nel corso della conferenza sono stati citati paesi apparentemente lontani, come la Russia, la Cina e gli Stati Uniti, che hanno però i loro interessi in questo mare: trattano con i paesi sulle sponde cercando di stabilire rotte e basi commerciali, mentre si spartiscono aree di influenza in un gioco di potere che, nel nostro mondo multipolare, diventa sempre più complicato e spietato. Naturalmente, diversi relatori si sono concentrati sul ruolo dell’Italia e dell’Unione Europea in questo gioco: Leonardo Bargigli ha fatto notare come anche l’UE si comporti in tutto e per tutto come un polo imperialista che esporta i propri modelli economici e politici cercando di imporre il proprio dominio su questa area geografica. Tentativo, sottolinea Mauro Lombardi, che al momento sembra destinato al fallimento: nonostante l’UE sia una delle istituzioni con più “soft power” (cioè più capacità di diffondere la propria cultura e i propri valori), essa si trova incapacitata ad esercitarlo correttamente ed a trarne vantaggio, sia per via della sua composizione politico-istituzionale interna che per via della competizione con paesi e realtà più compatte e decise in questo intento.

Il risultato di questa mancanza di decisione è una situazione che sembra sempre più fuori controllo, e che si esemplifica soprattutto in due temi: quello dell’immigrazione e quello dell’ambiente.
Per quanto riguarda l’immigrazione, è stato sottolineato come essa rappresenti un fenomeno umano e inevitabile, che non può essere completamente fermato ma deve essere gestito efficacemente per evitare problemi e sofferenze inutili. Come ha fatto notare Marco Reati, sullo sfondo delle foto dei relitti delle barche che si trovano a Lampedusa, questo tentativo deve essere portato a termine avendo riguardo per l’Altro e cercando modi di comunicazione che non cerchino di imporre modelli culturali o chiusure che non fanno altro che generare nuova sofferenza, cercando di cancellare le identità minoritarie e non-europee.

L’immigrazione si lega a doppio nodo all’ambiente, dato che molte di queste migrazioni sono determinate anche da fattori ecologici che, distruggendo le risorse presenti nei paesi del sul globale, ne esasperano i conflitti politici ed ideologici convincendo le persone a intraprendere un viaggio rischioso e difficile in cerca di una vita dignitosa. Il problema del surriscaldamento globale, così, si caratterizza ancora una volta come il problema fondamentale della nostra epoca, che ha ripercussioni in tutte le altre questioni e che deve essere affrontato tramite la collaborazione di tutte le istituzioni e di tutti i paesi.
Ancora una volta serve dialogo, capacità di comunicare con l’Altro per superare i problemi attuali. Alberto di Cintio, parlando di architettura sostenibile, ha sottolineato come le istituzioni attuali dimostrino di non avere questa capacità, o di non avere interesse ad esercitarla, privilegiando una politica nazionalista e di chiusura che non può risolvere problemi così ampi e interconnessi, che superano ogni confine e pongono in pericolo l’umanità intera.

In conclusione, gli interventi del Forum hanno toccato i più vari argomenti e temi, ma ponendo sempre in luce un trait d’union, quello della capacità e della necessità di relazionarsi ad esperienze e identità differenti. È su questa relazione che ha permesso la nascita e la crescita della cultura millenaria che caratterizza e accomuna i popoli del Mediterraneo, e che oggi appare in pericolo, schiacciata da un lato dalle dinamiche e dai conflitti globali e dall’altro dalle sempre più diffuse chiusure nazionaliste. Oggi come un tempo, il Mediterraneo può indicarci la via: una navigazione complicata per incontrare l’Altro ed imparare a parlarci, a scambiare idee e prospettive per costruire un mondo comune e uscire dall’impasse in cui sembra che ci siamo persi.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 13 Febbraio 2024 11:57 )  

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