Bianco e nero, due colori, l’antitesi cromatica per eccellenza nella tavolozza del pittore, contrasto sociale nella storia della civiltà umana. La parola integrazione fa ancora fatica a farsi comprendere da tutti, è entrata a far parte del linguaggio comune per effetto di retaggi storici e di quel pregiudizio culturale che ancora aleggia sulle nostre teste.
Ma la storia di Philippe e Driss ci mostra ben altro; è la storia di un’amicizia, la storia di due persone che trovano l’uno nell’altro la chiave per far muovere l’ingranaggio delle loro vite.
La prima, rinchiusa in un corpo paraplegico a cui è stata sottratta ogni funzione fisica in seguito ad un incidente in parapendio; l’altra, quella di Driss porta con sé i colori del Senegal e le difficoltà di una famiglia della banlieu parigina.
Due storie diverse che, apparentemente, viaggiano su due linee parallele ma che, per effetto di quella variabile incognita che è il caso, si incontrano su di un unico binario.
Una commedia che fa vibrare le corde sensibili del cuore, dei sentimenti umani che attraversano le barriere delle diversità fisiche e che non trovano né nel colore della pelle né in un corpo immobile su di una sedia a rotelle un ostacolo insuperabile.
Driss, giovane di periferia, abituato alla vita di strada viene assunto, tra tanti signorotti in camice bianco e valigetta, come badante da Philippe, ricco aristocratico, amante della musica classica e dell’arte.
Un’insolita accoppiata che vedrà i due personaggi protagonisti di divertenti scene in cui la peculiarità di ciascuno risulterà funzionale all’altro per riscattare la propria condizione. La vivacità di Driss, il suo essere così spontaneo e genuino, lontano dai costumi dell’aristocrazia parigina, risveglierà in Philippe quell’energia che sembrava non voler più uscire da quel corpo immobile, restituendogli quel tocco di semplicità per affrontare la quotidianità di una vita che dal giorno di quell’incidente non era più la stessa.
Ispirato ad una storia vera, "Quasi amici", è un film che diverte e commuove per la sua carica reale, per l’autenticità di quei sentimenti legati all’amicizia che trovano nel legame tra due persone la loro massima declinazione. La coppia di registi e sceneggiatori Olivier Nakache e Eric Toledano ci restituiscono una pellicola che non delude in cui le emozioni si liberano da eventuali preconcetti sociali.

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