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Il Grande Gatsby torna al cinema

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IL GRANDE GATSBY TORNA SUL GRANDE SCHERMO

Cresce l’attesa per la prossima pellicola firmata Baz Luhrmann (regista di Romeo+Juliet, Moulin Rouge! e del più recente Australia) che porterà sul grande schermo il romanzo di Scott Fitzgerald pubblicato nel 1925: Il Grande Gatsby.
Il film è già in fase di post-produzione e ci proporrà un Gatsby impersonato dal bello e talentuoso Leonardo Di Caprio che a distanza di 15 anni da Romeo+Juliet è tornato a lavorare con Luhrmann.

Luhrmann non è il primo a cimentarsi in una trasposizione cinematografica del capolavoro di Fitzgerald: ad un anno dalla sua pubblicazione ne uscì una versione cinematografica muta, nel 1949 Elliot Nuget diresse un altro adattamento, ed infine nel 1974 Robert Redford interpretò il ruolo del giovane ricco ed affascinante Jay Gatsby, affiancato da Mia Farrow nel ruolo di Daisy su sceneggiatura di Francis Ford Coppola. Quest’ultimo film non ottenne il plauso della critica bensì fu giudicato “imbalsamato, specie negli inamidati personaggi”(Morandini), anche se fu riconosciuta l’eccellente ricostruzione degli ambienti e dei costumi dell’alta società dei Ruggenti Anni ‘20.

La vicenda ruota attorno ai sogni e alle aspirazioni del giovane e misterioso Jay Gatsby, vicino di casa di Nick Carraway, da poco trasferitosi a West Egg. È attraverso gli occhi di quest’ultimo che viene narrata la storia: Jay, giovane di umili origini che ha costruito la sua fortuna da solo, con mezzi leciti e non, si adopera per riconquistare Daisy, che anni prima non aveva accettato di legarsi a lui, perché povero, preferendo sposare il ricco Tom Buchanan.
Gli intrighi e i tradimenti si susseguono, inseriti all’interno di un quadro che rappresenta un’America divisa, un’alta società frivola e un paese che insegue il mito del Sogno Americano incarnato da Gatsby stesso.

Ad una più attenta lettura Jay Gatsby, che ha trascorso l’esistenza inseguendo denaro e successo, non è infatti nient’altro che prigioniero e ingranaggio di un sistema, emblema di un mondo che vede i soldi come la soluzione ad ogni problema, che vive per far sfoggio di bei vestiti e conoscenze giuste, e che continua senza sosta ad aspirare a qualcosa che renda la vita assimilabile alla perfezione, una perfezione tristemente inconsistente e artificiale.

Si viene delineando una realtà in cui scintillanti paillettes risplendono sugli abiti delle signore, campi da golf ospitano giovani facoltosi, cibi squisiti troneggiano sulle tavole imbandite, mentre silenziosa l’illusione di una perenne prosperità e di un benessere stabile culla e acceca l’America che conta.

Scott Fitzgerald, cantore della sua epoca, fa sì che i Ruggenti Anni ‘20, tra proibizionismo, jazz e charleston non costituiscano solo lo sfondo degli intrecci amorosi, come nella versione cinematografica del 1974, ma li eleva a indiscussi protagonisti della vicenda ed essenza del romanzo.

Sorge spontaneo domandarsi: che cosa ci riserva Lurhmann?

L’eccentrico e visionario regista ha dichiarato che davanti allo specchio della situazione economica attuale le persone si voltano dall’altra parte perché non vogliono vedere, ma se si gira “lo specchio verso il passato allora saranno interessate. La gente avrà bisogno di una spiegazione su dove siamo oggi e da dove siamo venuti, e Il Grande Gatsby ha la capacità di fornire loro questa spiegazione".

Il Grande Gatsby di Lurhmann ricalcherà la combinazione di opulenza e dramma del Moulin Rouge? Riproporrà la audace e radicale rivisitazione di Romeo+Juliet?

Non rimane altro che aspettare …

                                    

                    (Robert Redford e Mia Farrow                                      (Leonardo Di Caprio e Carey Mulligan
                      da Il Grande Gatsby, 1974)                                               da Il Grande Gatsby, 2012)

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 11 Aprile 2012 10:37 )  

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