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Quando Cinecittà ospitò i nazisti

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Capita di imbattersi in volumi in cui finalmente si esce fuori dalla logica del saggio tout court o della analisi di carattere filmografico o affine. Spesso è presente nel trattatistica relativa al cinema, una sorta di analogica struttura mentale, quella cioè di usare vecchie linee telefoniche per narrare senza grandi guizzi verso ciò che il cinema è nella sua essenza secolare. Mario Tedeschini Lalli lancia nel mondo della carta stampata il suo Nazisti a Cinecittà edito da Nutrimenti  in questo anno e forviero di notizie molti interessanti di quei tedeschi che dopo la caduta di Hitler hanno avuto modo di imboscarsi in Italia. E Tedeschini si lancia in una ricerca di due personaggi legati al nazismo ovvero Borante Domiziaff e Karl Hass. Entrambi esecutori o comunque collaboratori di uno degli eccidi più disonorevoli e disastrosi della nefasta storia nazista e fascista, quello delle Fosse Ardeatine  (infatti i fascisti non mossero un dito a favore degli italiani che vennero trucidati, come era nello stile dei seguaci di Mussolini, leoni senza criniera). Ebbene costoro appaiono dopo la guerra a Roma e diventano anche volontariamente attori in almeno due importanti produzioni come Una vita difficile di Risi e l'incommensurabile La ciociara di De Sica padre. Ebbene questi due signori Domiziaff e Hass hanno il tempo e la voglia di mostrarsi con gli abiti che avevano nefastamente indossato durante lo scellerato periodo nazista. E la cosa bella è che nessuno dei due riesce a capacitarsi di mostrarsi in pubblico senza avere la paura di essere riconosciuto come comunque un  carnefice. Ebbene finalmente Tedeschini spara a 3000 le luci su questa tipica faccenda all'italiana, mettendo in luce come i nazisti riuscirono a farla franca indifferenti non solo dei reati di cui si erano macchiati ma della logica di una coscienza che non sentiva il rimorso per aver distrutto vite umane. Ma come la storia ci ha insegnato, ognuno di loro rispondeva ai comandi da buon militare e quindi si uccideva per ordine superiore, senza nessun nesso di coscienza. Meno male che poi una parte di tedeschi nel tempo hanno sopportato questo immane senso di colpa cercando di portare bene ed umanità nel fare quotidiano. Una parte, certo non tutti. Il libro è una fonte inesauribile di documenti, di verità disvelate e va letto come un atto comunque di denuncia verso il silenzio assenso degli italiani che fecero finta di non sapere. Ma il mondo del cinema è spesso finzione, è spesso accatastamento di memorie. Era quindi prevedibile che potesse succedere tutto ciò  sotto le luci di Cinecittà. E' la storia che si ripete. Ma è giusto e doveroso sapere. Per questo Nazisti a Cinecittà è un prezioso documento, una sintesi dolorsa di una presenza assurda di uccisori in uno stato che aveva eletto a proprio condottiero un personaggio come Mussolini che certo non si distingueva dal suo collega Hitler.

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