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Intimacy: un barlume di speranza

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Alla Galleria/Ristorante “Ganzo”, in via de’Macci 85r, si sta tenendo la mostra personale di Enrico Berni, fotografo autodidatta eppure già premiato con il secondo posto al “Moscow International Foto Awards” e all’ “International Photography Awards “.

Intimacy vuol dire intimità in inglese, ma questo non ha certamente portato l’artista a sviluppare foto degne della più nascosta categoria nei peggiori siti porno, come invece usa fare tra i sedicenti “fotografi” che scambiano intimità e sensualità con una pretesa per far spogliare baldracche in cerca di fama(senza neanche un intento provocatorio). Cosa ha di particolare quindi questo trentottenne fiorentino?

Se i nudi di Edward Weston(1) sono minimalisti –linee funzionali come possono essere quelle del Botticelli, animanti e connotanti una figura , senza porre l’accento sul versante pornografico che un genere come questo può avere con molta facilità- e quelli di Lucien Clergue(2) esaltano il fattore plastico/statuario del corpo umano, Berni è alla ricerca dell’essenza di nudi, o comunque dei suoi soggetti.

Utilizza la grana della pellicola per creare quel senso di indefinito che, come per i non finiti michelangioleschi, attivano il cervello, lasciando completare quelle forme e facendoci partecipare alla finitura della fotografia. Chi è quella figura in controluce(3)? Tutti e nessuno. I gesti seppur erotici, non focalizzano sul sesso, diventano atti d’arte.

Indefinito dunque, non particolare, reso ancora meglio dal Bianco e Nero sapientemente usato –vedo quotidianamente questa tecnica deturpata- il colore infatti, posto su forme naturali ha una finalità estetica che distoglie lo sguardo dal vero intento delle foto, devia lo spettatore dall’umanità intrinseca nelle diapositive, scavanti nel profondo dell’osservatore.

Steichen(4) fotografò il ponte di Brooklyn con una calza sull’obiettivo per distaccarsi dal mero dato sensibile, così fa Enrico Berni, non definendo, staccandosi dalla solita immagine come documento di qualcosa che è esistito, perché la foto non finisce tra i bordi ma continua nella nostra testa.

Sia ben chiaro, non è il primo fotografo cui vedo fare simili lavori, ma ogni volta che ne vedo uno mi sento sollevato, nel sapere che esistono ancora persone con una certa sensibilità

La mostra è dall’ 8 giugno fino al 12 luglio, per chi avesse voglia di non vedere le solite cose andate a vedere la mostra, altrimenti rimanete nel vostro brodo.

 

Foto gallery:

 

1)Edward Weston - Nudo; 1936

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2)Lucien Clergue - Zebra Nude; 2010

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3) Enrico Berni - Senza Titolo, 2015

 

4)Edward Steichen - Brooklyn Bridge;1903

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Giugno 2016 15:34 )  

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