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Il suono di Camilleri

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E' evidente che scrivere di Camilleri oggi è come scrivere di qualche cosa che fa male e non poco. Perchè da persona di affetti quale era lui, perdere la sua presenza affettuosa è grave e rende la vita più triste. Non è casuale che Andrea Camilleri pertendo l'uso della vista, ovvero non avendo più l'abilità del vedere fuori di sé, avesse come mezzo di comunicazione la voce e il suo suono era di incredibile affettuosità. Perchè da uomo di vita qual'è stato, Camilleri non ha mai mancato di raccontare e raccontarsi, una sorta di generosa presenza per quando poi la sua voce e il suo suono sarebbe cessato. Che è poi l'evidente segno di chi non c'è più. Ebbene come una specie di epitaffio di tempi antichi, il suono di Camilleri era se stesso per il tempo che la memoria ci accompagnerà. Certo i tempi non sono belli, le sconcezze linguistiche di chi ci governa e che offendono le intelligenze ci rendono ancora più triste le assenze. Ma sicuramente, oltre ai libri di Camilleri rimangono le interviste, le sue voci. Il suono di Camilleri che è unico. Non è paradossale. E' vero, Camilleri aveva un suo suono. Ovviamente vale per coloro che riuscivano a percepirlo. Era quasi un suono inconscio. E quindi arrivava a chi aveva un inconscio in contatto col suo. Fortuna che lui, uomo del 1925 ha avuto la fortuna di arrivare a vivere in un era di tecnologie che riescono a conservare i suoni e quindi ci danno il potere della memoria. D'altro lato la memoria esiste se esistono gli stimoli come i suoni che ci rimandano a tante e tante storie vissute. Ecco forse oggi che la tristezza impianta le lacrime, sentire quella sua voce è come sentirsi un pò meno tristi. C'è una scena di "Incompreso" di Comencini dove il bambino protagonista che ha perso la mamma ad un certo punto ritrova un nastro con incisa sopra la sua voce. La memoria degli affetti. E Camilleri era una persona di affetti. Si sa che oggi è difficile comprendere questo abituati come siamo ad essere anaffettivi, quasi e spesso autistici di sentimenti. Nelle sue pagine, di qualsiasi essa si tratti, si ritrova sempre un filo di affettività. Così come le difese della libertà fino alla fine, fino a inorridirsi di un uno spietato e mistificatorio uso dei simboli del cattolicesimo da parte di chi dovrebbe avere quella coscienza del rispetto, del silenzio e della umiltà. Ma si sa che tutte queste caratteristiche appartengono alle persone cresciute e non a chi ha necessità di cambiare solo i propri giocattoli ad uso di parole. Ed è forse questa la voce più triste di Camilleri, ascoltata poco prima che si preparasse ad andare in quelle coltri d'altri tempi e d'altri luoghi, Lui figlio del 1925. Ma ci conforta e non poco, saperlo e sapere di ritrovarlo proprio in quel suo distintissimo suono di persona pacifica e sincera come coloro che parlano in versi e odorano di steli d'Oriente. Forse in questo momento il suono di un siciliano come lui potrebbe rasserenare la perdita. Forse il suono di Battiato ci riporterebbe ad una stanza di luce e calore che è oltre la vita terrena. Ma per ora, solo per ora, la prece antica di chi salutava le persone amate da lontano, con una stretta di mano, arrivederci.

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