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Se Tenco...

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Dopo  tanti anni si parla ancora di Luigi Tenco e della sua morte a Sanremo. Sono stati scritti tanti libri e tanti articoli ma c'è chi ancora vuol dire la sua  sul caso. Certamente in un periodo in cui la cronaca nera era fatta di omicidi, suicidi famosi e meno, la morte di Tenco fu una novità perchè fu la prima vittima di un sistema corrotto nel mondo della canzonetta. Questo è risaputo tant'è che il buon Amilcare Rambaldi, fioraio e cofondatore del Festival della canzone, dopo il brutto episodio che chiudeva un'epoca, fu il promotore del Premio Tenco, quasi a voler riparare un torto subito e a far capire al mondo che la canzone poteva sottrarsi dalle maglie delle case discografiche e della politica. Comunque, Tenco ci rimise la vita e per la sua fragilità emotiva, probabilmente prese una decisione drastica che non valeva la perdita della vita. In questa storia, ci sono tante ombre, sulle indagini, sull'entourage di Tenco, su Dalida, la signora francese della canzone che, per strane ragioni discografiche, fu affiancata al cantautore per interpretare "Ciao amore ciao". Cosa c'entrasse Dalida con una canzone del genere non lo capiremo mai, poichè lei era la regina del pop francese (sposata oltretutto con il Sig. Barclay, uno dei monopolizzatori del mercato discografico francese e proprietario dell'omonima etichetta). Sta di fatto che Dalida è stata come una spina nel fianco di Tenco, per una storia d'amore controversa e sostanzialmente ovvia per i due personaggi. Philippe Brunel nel suo "Ciao amore. Tenco e Dalida, la notte di Sanremo" (Rizzoli 180 pag. 17.50€) prova a darci la sua visione della morte di Tenco (Dalida provò una prima volta  a suicidarsi per poi riuscirci pochi anni fa). Nelle vesti di indagatore, parte proprio da Sanremo per comprendere l'accaduto e dai ruderi del famoso Hotel Savoy. Dopo tante testimonianze, naturalmente il mistero non può essere svelato perchè probabilmente non esiste. Brunel (che già si è accreditato la storia e il probabile suicidio di Pantani) vorrebbe spingersi oltre, vorrebbe convincersi che se la storia fosse andata diversamente, probabilmente Tenco avrebbe avuto una vita diversa. Certamente ma se Tenco non fosse andato a Sanremo (una vetrina assolutamente inutile per la sua poetica intimista e profonda), se non avesse accettato d'incontrare e di cantare con Dalida, probabilmente le cose avrebbero preso un'altra piega. Ma come sempre succede, sull'altare dell'arte, ci deve essere sempre una vittima che possa cambiare il corso delle cose. Brunel scrive bene, è attento ai particolari, ma ci sentiamo di scrivere che il suo volume è un ulteriore cercare invano, cercare sponde che non esistono. Diversa è stata la storia di Pantani, principe solo. Tenco era vittima di se stesso probabilmente e l'incontro con Dalida certo non favorì nessuno dei due. A noi certamente fa piacere leggere ciò che scrive Brunel (ma Aldo Fegatelli è stato molto più attento e profondo nel raccontare il dramma di Tenco) ma ci sentiamo di essere lontani dalle sue interpretazioni e conclusioni, sempre che nella vita si potessero mettere i se!

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