Progetto Panico
“Universo n.6”

“Spettacolare” - Official HD
L’indie pop di oggi si veste sempre più di immediatezza e di quotidianità. Anche se in questo nuovo disco del Progetto Panico si ritrovano quei sentori di un “punk” spirituale che sempre più sta arrivando alle orecchie, forse anche condizionato da un umore di rivalsa che si ha nel DNA della società di oggi. “Universo n.6” sa appunto di qualcosa di tutti i giorni, un suono semplice e curato quanto basta, nessun fuoripista trasgressivo e soprattutto niente futuro di sperimentazioni. Qui siamo nell’oggi, nel qui ed ora. Ed è quella scrittura che ci prende e ci ispira di visioni contadine, come diceva il sommo poeta. La generazione, anzi la vita di oggi, è così che va raccontata. Un disco che pretende soltanto di essere.
Un nuovo disco. Cosa rappresenta per voi questo “Universo n°6”?
Rappresenta una piccola svolta a tutti i livelli. Venivamo da un disco prodotto da Karim qqru e registrato da Versari (Cattivi tutti quanti), un lavoro certosino che aveva in sé suoni vecchi e nuovi e indicava due vie: tornare alle radici punk o andare verso un'idea nuova, smussata, levigata e dove fosse presente materiale mai toccato nei lavori precedenti. Abbiamo scelto la via più "tortuosa". Così abbiam pensato di fare punto e accapo, affidando la produzione artistica ad Alessandro Fiori. Una scelta mirata per un lavoro meno punk ma più stratificato.
E in particolare, parlando del titolo, che significato ha? Quanti universi avete catalogato?
Eheh. Era il titolo di una canzone dell'album. Dando una numerazione all'universo ci sembrava di rendere l'immensità familiare. E' un disco sulla solitudine e, come è noto, dare un nome a quello che non conosciamo o conosciamo in parte, aiuta a non essere sgomenti.
Alessandro Fiori alla produzione. Arrivano i violini e sono una qualche novità soprattutto per il genere che proponete. Lo sono anche per voi se non sbaglio, vero? Da dove nasce questa idea?
Io (Enrico) ammiro anzi, dico di più, sono fan di Alessandro dai suoi esordi. Mi piace tutta la sua produzione. Ho pensato subito a lui dopo i provini e così, come si faceva dal vecchio Red, gli ho spedito il materiale in attesa di qualcosa. Poco dopo mi ha risposto che per lui sarebbe stato bello metterci le mani e il cervello. Così è stato. Ne è uscita fuori un'esperienza di vita e d'amore. Una persona straordinaria con il quale abbiamo legato naturalmente.
Chiudiamo con il video di “Spettacolare”: perché è così difficile parlar d’amore?
Perché l'amore è complesso. Scrivere d'amore ancor di più. Si rischia di non descriverlo se non in maniera banale. Ancora più difficile parlare d'amore senza tormenti, senza ansie. Ho giocato un po' con l'ironia e provato ad alleggerire il senso di una materia così densa. Era la prima volta (e forse anche l'ultima).
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