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"Quartetto Indaco" al Teatro Vittoria, Torino

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Riceviamo e pubblichiamo:

martedì 4 febbraio 2020 - ore 20

Teatro Vittoria, via Gramsci 4 - Torino

serie young

Quartetto Indaco

Eleonora Matsuno / violino

Jamiang Santi / violino

Francesca Turcato / viola

Cosimo Carovani / violoncello

DALLA TRADIZIONE AL NUOVO

Leonardo Vinci (1696-1730)

Sei danze antiche

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Quartetto in si bemolle maggiore op. 18 n. 6

Antonín Dvořák (1841-1904)

Quartetto in fa maggiore op. 96 (Americano)

Guida all’ascolto a cura di Benedetta Saglietti

 

Salutato dalla critica come “una vera rivelazione”, il Quartetto Indaco debutta nel cartellone dell’Unione Musicale martedì 4 febbraio 2020 (Torino, Teatro Vittoria - ore 20) nell’ambito della serie Young, concepita appositamente per far conoscere e apprezzare al pubblico i giovani interpreti che, c’è da scommetterci, saranno le stelle di domani.

Il Quartetto Indaco – composto da Eleonora Matsuno e Jamiang Santi ai violini, Francesca Turcato alla viola e Cosimo Carovani al violoncello – «ha nella faretra archi che vanno a segno per lucida precisione, concentrazione e grande abilità». Si tratta di uno dei giovani quartetti italiani più promettenti, apprezzato per compattezza e precisione, suono pieno di smalto e di esuberanza.

Fondata nel 2007 alla Scuola di Musica di Fiesole grazie all'impulso di Piero Farulli e Andrea Nannoni, la formazione è ospite di rassegne, festival e istituzioni musicali di prestigio in Italia e in numerosi paesi europei. Nel 2014 ha ricevuto il premio speciale “Jeunesses Musicales” nell’ambito della X edizione del Premio Paolo Borciani, è ensemble in residence all’International HighScore Festival di Pavia dal 2010 e dal 2017 prende parte al progetto Le Dimore del Quartetto.

Oltre ad affrontare il repertorio classico, l’Indaco dedica attenzione anche alla musica contemporanea con lo scopo di dar voce e diffondere nuovi linguaggi musicali: il gruppo infatti si è aggiudicato il Premio Giuseppe Scotese come miglior interprete durante la 53° edizione del Festival Nuova Consonanza di Roma. A questo proposito, in una recente intervista rilasciata in esclusiva per l’Unione Musicale, il Quartetto ha dichiarato: «Al giorno d’oggi più che mai stiamo riflettendo su quanto sia importante per la crescita di ogni individuo essere aperti ed accoglienti verso culture e linguaggi diversi. […] Il compositore Helmut Lachenmann dice: “Quando vado ad un concerto non ho interesse a riascoltare sempre il solito repertorio ma voglio vivere un’avventura. Voglio che la mia persona venga messa alla prova con qualcosa di nuovo”. Come Quartetto sposiamo questa idea di esperienza all’interno del momento concerto. Un’occasione in cui sia noi sia il pubblico possiamo sperimentare nuove emozioni e porci delle sfide sempre diverse e stimolanti!»

Il gruppo propone il programma dal titolo “Dalla tradizione al nuovo”formato da tre brani che spaziano tra epoche e stili diversi. Si inizia con una vera e propria chicca: le Sei danze antiche del calabrese Leonardo Vinci, che è stato uno dei massimi esponenti della scuola operistica napoletana. In questa suite (composta da AllemandaQuasi Sarabanda (sci!), GavottaMinuetto “al gusto italiano” e “al gusto francese”Siciliana e Furlana) il compositore mostra tutta la verve della sua vivacissima invenzione ritmica e melodica, forgiata dalla consuetudine con la scrittura operistica.

Il concerto prosegue con il Quartetto in si bemolle maggiore op. 18 n. 6in cui Beethoven esplora arditamente spazi armonici che saranno riconquistati negli ultimi Quartetti e che costituiscono una delle straordinarie preveggenze del suo genio musicale.

Il programma termina con il Quartetto in fa maggiore op. 96 (Americano) di Antonín Dvořák, scritto – come tante altre pagine celebri del suo catalogo – durante i quattro anni che il compositore trascorse negli Stati Uniti come direttore del National Conservatory di New York. Il Quartetto op. 96 fa proprie scale e spunti tratti dalla musica del “Nuovo Mondo” e colpisce per freschezza e schiettezza, caratteristiche che lo allontanano molto dal clima di esasperata introspezione in cui si muoveva la musica europea di quegli anni.

L'introduzione al concerto è a cura di Benedetta Saglietti (ore 19.30).

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Novembre 2020 19:45 )  

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