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Ettore Filippi: ascoltando "Verso Sera"

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ETTORE FILIPPI
“VERSO SERA”

cover FILIPPI

Ascolta "Verso Sera" on SpotiFy

Un concentrato visionario che ha dalla sua un peso lirico e poetico, intimo e introspettivo, per quanto il suono cerchi comunque figure melodiche altre dalle soluzioni scontate del santo pop. Ettore Filippi nel suo esordio personale con questo bellissimo lavoro dal titolo “Verso Sera”, disponibile solo sui consueti circuiti digitali. Ex componente degli RSU, ci regala visioni che percepisco figlie di un rock alternativo di quegli anni ’90 densi di energie rivoluzionarie, tra sfumature di post rock, di quell’ardore punk fattosi pacato e ragionato, di quelle sensazioni psichedeliche che ci rimandano inevitabilmente ai dipinti dei Pink Floyd (tanto per citare una delle innumerevoli direzioni), di quelle liriche magiche e sospese come nella notturna trama di “La sera del Fauno” (inevitabile intrusione di forze misteriose nella foresta incantata). Suoni raccolti, suoni scomposti, suoni da guardare e una voce che ha i contorni graffiati e che conduce per mano cantando la recitazione di testi decisamente lontani dal quotidiano. Poesie, nei suoni e nelle intenzioni, nei testi e nelle visioni nascoste tra le righe. Anche questa è la grande produzione italiana.

“Verso sera” è un disco che deraglia dalla tradizionale forma canzone. Che cosa ci dici in merito? Che disco è “Verso sera”?
“Verso sera” è un lavoro che vede la realizzazione di brani musicali, cantati, caratterizzati da una ricerca sonora, in parte se vogliamo personale, ma che si rifà ad un vastissimo repertorio musicale (senza prendere in considerazione il jazz e la musica colta contemporanea) che, dal progressive in poi, dispiega la propria narrazione lungo forme più libere ed aperte. Brani musicali, appunto, dove la forma canzone non viene messa in discussione, ma non è nemmeno presa in considerazione. Questo non certo perché la forma canzone possa essere considerata superata o limitante le potenzialità espressive, ma per questo mio lavoro altre sono state le forme che meglio hanno assecondato il mio intento espressivo. Poi, se vogliamo, in profondo, alcuni pezzi poggiano di fatto sulla forma canzone, stiracchiandone un po’ le coordinate.

Anche il cantato ha una forma per niente tradizionale… è stato un tuo intento quello di trasgredire agli stilemi classici?
No no, anche per motivi anagrafici qui la trasgressione non c’entra niente.... La tua osservazione poggia tuttavia su un dato oggettivo: il cantato non è per niente tradizionale. Ma questo è ciò che mi è uscito. È probabile che, sebbene abbia iniziato la mia attività musicale sostanzialmente in ambiente rock e realtà affini, i molti anni di studio e repertorio lirico e liederistico, hanno modellato il mio approccio vocale, soprattutto per quanto riguarda l’intonazione espressiva. Vediamo cosa succederà nel prossimo lavoro, ma credo che sarà qualcosa di diverso.

Un esordio personale… da quando maturava questo progetto?
A parte “la sera del fauno” che è del 2015, tutti gli altri pezzi sono del 2017. La gestione del progetto disco ha visto invece un iter un po’ sconnesso, con defezioni e abbandono dell’etichetta che ne curava all’inizio la produzione. Un viaggio un po’ tortuoso, ma alla fine qualcosa è uscito.

Quanto degli RSU hai riportato dentro questo disco?
Vi ho messo dentro, di peso, Mauro Andreolli che ha effettuato il mastering e che allora nel gruppo suonava il basso, curando con me il lavoro al computer. Per il resto, credo un po’ di libertà.

Ci colpisce la copertina… un campo… un grigio post-atomico… cosa rappresenta e che visioni nasconde?
La copertina è lavoro di un talentuoso artista di Trento, Marco Ricci, grafico, musicista e filmaker. Non so esattamente cosa gli abbia ispirato l’ascolto dei pezzi, ma Marco mi ha confessato che la presenza del flauto e certa leggerezza serotina gli hanno suggerito il volo degli uccelli, il librarsi da un mondo ad un primo approccio, diciamo, dolente. Una visione che possiamo dire, se non salvifica, comunque rasserenante, e che condivido.

Come mai non hai deciso di realizzare alcun video?
In primis per problemi di budget, poi perché non sono completamente convinto che il video, al di là delle sue potenzialità mediatiche, possa arricchire significativamente questo lavoro. Lavoro che, nel mio intento, richiede invece un approccio se vogliamo un po’ datato: in poltrona, con un bel paio di cuffie, possibilmente al buio.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 06 Febbraio 2020 13:17 )  

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