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Italia condannata per la violenza sulle donne: alcune riflessioni

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Proprio quando ci avviciniamo all’8 marzo e tante sono le realtà che si esprimono sull’importanza del tema, la Corte europea condanna il nostro paese, nello specifico, per non aver agito abbastanza in fretta per proteggere una donna e suo figlio dalla violenza del marito che ha portato alla morte del ragazzo e al tentato omicidio della moglie.

Questa grave condanna ci porta a riflettere sui casi di violenza, domestica e non solo, che sono purtroppo ancora frequenti. Per arginare il fenomeno non basta un lavoro di sensibilizzazione, che comunque spesso manca, ma serve anche un intervento maggiore, anche nel rendersi disponibili ad aiutare prontamente chi riesce a denunciare le violenze. Inutile spingere tanto sulla necessità di denunciare le ingiustizie subite se poi su queste non siamo in grado di intervenire.

E' molto importante riuscire a riconoscere tutte le forme di violenza che non sempre sono così immediate da identificare: la violenza psicologica, economica, l’isolamento sempre più forzato fino a quella fisica sono tutte da combattere parimenti.
Fondamentale poi per noi è anche smettere di dare priorità o sottolineare certi casi rispetto ad altri, come troppo spesso fanno molti giornali che volutamente rimarcano la nazionalità di chi commette violenze quando questi sono stranieri, preferibilmente arabi, ma non evidenziano quasi mai le violenze che spessissimo sono commesse in famiglie italiane.

Del resto da noi si dice che “i panni sporchi si lavano in famiglia” ma quelli degli altri spesso vengono sbandierati volentieri. Questo atteggiamento non è certo accettabile da una società che cerca di combattere la violenza in ogni forma: ci sentiamo di ribadire ancora una volta quel concetto basilare dell’uguaglianza che non discrimina le persone per nazionalità o appartenenza religiosa, siano esse chi commette il crimine o chi lo subisce. Distinguere e tendere a dare le colpe sempre alle stesse minoranze non ha senso, non risolve nulla e si può vedere come un genere di violenza anch’essa.

Come riporta l’ultima statistica dell’istat:
La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%).

Queste percentuali sono ancora decisamente troppo alte e riguardano tutte le donne, e tutti gli uomini, senza ulteriori distinzioni: non ci stancheremo mai di ripeterlo, l’impegno contro la violenza deve essere un impegno collettivo che parta dall’educazione e che non tolleri né giustifichi alcun tipo di discriminazione, o molto semplicemente non ne usciremo mai.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 02 Marzo 2017 14:08 )  

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