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ALCUNE RIFLESSIONI

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Cari lettrici e lettori,

DEA è un bacino di cultura dal valore inestimabile: una raccolta di articoli che possono essere utili nel tempo. Dopo  anni di osservazione e riflessione ho preso la decisione di mettere "nero su bianco" il mio stato d'animo e il mio pensiero sulla "comunicazione" che svolge da anni DEApress. Questa, chiamiamola, piattaforma web o meglio "Agenzia di stampa quotidiana", voluta dal Prof. Pio Baldelli, è stata ed è utile come palestra per tanti giovani che hanno iniziato a formarsi per poter diventare giornalisti e che in molti casi ora sono professionisti. Abbiamo avuto molti giovani che hanno fatto stages universitari per la loro formazione,  provando a scrivere i loro pensieri. Addirittura, usando lo spazio DEA, come punto di partenza e varo per l'attività creativa, fotografica, reportagistica ed altro, sperimentando così le loro capacità letterarie e/o creative. Quando sono diventata presidente dell'Associazione D.E.A. ho cercato di improntare le scelte della redazione verso scopi prettamente rivolti al sociale, volontariato e alla riqualificazione umana per una informazione minoritqria e possibilmente "corretta".

Dall'inizio di questa sperimentazione sono passati tanti anni e ora mi pongo seri dubbi sul percorso effettuato senza regole e tracce. Perché dico questo? Ecco, la mia valutazione è seria e sofferta dato che mi sono sempre trovata a dover risolvere problemi gravi per essermi addossata le responsabilità altrui. Non mi sono mai sottratta agli impegni dovuti dalla conduzione del Centro sociale ma, credetemi, questa esperienza è stata un vero azzardo. Siamo sopravvissuti al disastro sociale e ambientale e ne abbiamo fatto della ricerca  un "modus vivendi"  partecipati con i nostri annuali Forum.

Abbiamo costituito un bell'archivio e ora puntiamo su una "biblioteca aperta" alla cittadinanza, ma questi sono progetti o sogni che attualmente non possiamo portarli avanti se non c'è un bel locale e i soldi per le utenze. Spesso riuscivamo a sostenere autori ma dopo la pandemia ci sono seri problemi a reperire sostegni.

Le associazioni sociali e culturali sono un bene pubblico che lo stato e i comuni dovrebbero sostenere con contributi a pioggia. Abbiamo ancora la presunzione di donare e il sogno di costituire un Museo. L'ipotesi museale è nata da quando ci siamo costituiti, ma le difficoltà burocratiche ci hanno allonanto dai nostri scopi primari. Ora stiamo riproponendo una raccolta di fondi per poter affrontare la scelta 'impegnativa' di far conoscere le nostre raccolte e i nostri reportage fotografici. Mi sono guardata intorno e degli oltre mille soci non c'era più nessuno e trovandoci con poche forze disponibili ci siamo rimboccati le maniche e ora stiamo cercando di ricostruire, ripartendo dalle fondamenta. Questa settimana, solo con le nostre forze e con l'aiuto di nuovi soci tra cui Samira Sharfeddin ed Eraldo Capitini abbiamo. realizzato una mostra dell'Archivo DEA con un Reportage sugli anni novanta.

E ora? Traccemè la nuova proposta. Le tracce del nostro progetto non deve disperdersi ma non sappiamo come proseguire questa battaglia per la sopravvivenza che dura da oltre trentanni. Basta castelli in aria! Se non troviamo un luogo idoneo e persone che vogliono gestire questa impresa saremo costretti a chiudere ma dato che non vogliamo cadere nell'oblio cercheremo di usufruire delle tracce finora lascaite dai programmi effettuati e il valore aggiunto di questa possibilità di raccontare che abbiamo attraverso deapress. Comunque ci fa piacere che ci cercano continuamente per nuove progettualità! 

 Il Centro DEA nasce con il contributo del prof. Pio Baldelli e Giuseppe Grippi,  nel 1987 la sede embrionale è in Via delle Seggiole a Frienze: ex Teatro Scribe di Viniciio Taryllal Lary,  luogo di raccolta di intellettuali e di riviste eclettiche, presente nello scenario fiorentino e poi internazionale, inventore di laboratori ceativi che da sempre hanno cercato di costituire un Museo  e un Concorso per giovani autori "MediaMix delle 8 arti" che ci ha portato nuove forze e nuove idee. E' stato definito Museo-laboratorio della comunicazione. Da oltre trentanni conserva opere di autori vari ed è stata visitata negli anni da personaggi,  studiosi e ricercatori e giovani di vafrie stagioni. Abbiamo ricevuto pochissimi contributi pubblici ma  abbiamo sempre continuato a pubblicare e a produrre materiale con le proprie capacità. Ogni tanto l'amarezza  e la delusione di non riconoscimenti prevale ma anche piccoli riconoscimenti hanno fatto andare avanti questo treno di novità con tanti episodi di nicchia che fanno continuare a credere nelle arti.. Reportage, per raccontare la realtà in cui i suoi autori erano immersi, secondo il loro punto di vista. Ma il contributo dell’editoria è "una delle più originali esperienze artistiche e giornalistiche europee”  oltre che la distruzione di un luogo dove si respira ancora la libertà di un certo tipo particolare di produzione artistica, la dispersione della biblioteca e dell’archivio storico safrebbe un danno irreparabile e un vero crimine culturale”.

La partecipazione di Giuseppe Grippi è stato immenso: oltre ad aver contribuito, alla produzione artistica italiana del suo tempo, ha avuto la lungimiranza di farsi promotore delle istanze e degli ideali degli artisti che frequentava con la creazione e conservatore, a distanza di cinquant’anni, di una pagina della nostra storia culturale che oggi rischia di cadere nell’oblio.

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 09 Giugno 2022 11:33 )  

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