Una delle voci più interessanti di questi anni legate ad una forma di cantautorato è senz'altro quella di Gerardo Balestrieri. Personaggio dai mille risvolti, Balestrieri ha cercato di tracciare nel corso del tempo una sua idea precisa di canzone che rientra nella canzone d'autore. In effetti è chiara in lui l'ascendenza dei grandi maestri della canzone non solo italiana e di questa consapevolezza la sua produzione ne è ricca. Balestrieri è uno dei pochi che non si limita a creare parole in musica ma è molto attento alle assonanze, alla ricercatezza sonora, alla costanza di un messaggio che possa essere quanto più mediatico possibile. Con lui in questi anni si è assistito ad una vera renaissance del cantautorato. La sua voce oltretutto lo aiuta in questa opera di riscrittura contemporanea e lo porta quindi verso dimensioni molto interessanti in una concretezza che da tempo non si sentiva. E' la dimostrazione la sua presenza al Tenco e la sua ricercatezza di simboli e di riferimenti delll'immaginario collettivo come può essere Hugo Pratt e il suo Corto Maltese in una Venezia che ha in se l'incanto del tempo.
Gerardo ci conosciamo dai tempi del primo Tenco a cui partecipasti e mi piacque molto la tua idea di continuare a scrivere e cantare cose sensate, cose di vita . La tua è una formazione di ricerca, in questo tempo così singolare cosa ritrovi dell'antichità dell'anima?
In questo periodo lo stato d' animo è complesso. E' un mondo difficile e futuro incerto come canta Tonino Carotone...ma andiamo avanti. Trovo paradossale non poter uscire...perchè in condizioni di vita normale esco pochissimo ma per mia scelta e non per costrizione. Mi manca suonare in giro, il pubblico e tutto il resto. Anche se sto creando delle puntate casalinghe di Anèmic Cinema una rassegna in cui mi diverto a presentare il repertorio con dei video applicati e altro. E poi ho preparato una cosa per la tv che andrà in onda a breve...
Quali sono stati i tuoi maestri di vita?
I miei riferimenti di vita musicale sono stati Duke Ellington, il blues, Paolo Conte. De Andrè, Tom Waits, Jimi Hendrix, Bob Marley e tanti altri...Ho sempre amato esplorare le musiche del mondo senza particolari stili da seguire
Dove ritrovi la ricerca della tua profondità?
Nella ricerca vi è sempre un' esigenza di liberArsi e di arricchirsi.
Le tue canzoni parlano una lingua che spesso non si parla più
Il segnale arriva quando è il momento e ti fa compagnia fino alla successiva avventura, fin quando non apri una nuova porta.
Napoli è per te non solo una città ma un luogo di ricerca: me ne parli?
Napoli è la città dove ho vissuto di più fin ad ora...E' insieme a Venezia (dove vivo da poco più di un decennio) la mia casa, il mio cuore. L' università della vita...Ci sono stato di recente a suonare e dovevo tornare a marzo...dal mio amico Angelo Il Capitano...l' artista del famoso paniere sospeso di sti giorni...Ci tornerò presto
Tre personaggi: Boris Vian, Luigi Tenco, Piero Ciampi
Boris Vian il patafisico del jazz, mi son divertito nel tradurlo e ho pubblicato diverse sue canzoni.
Piero Ciampi meritava compositori musicali più attenti alla sua scrittura.
Luigi Tenco un visionario arrivato a una certa forma di canzone molto prima di tanti altri e andato suo malgrado troppo, troppo presto.
Alla fine in quella che è la tua città di vita attuale sei arrivato ad Hugo Pratt. Cosa sono per te questi giorni di gabbiani?
Venezia mi ha regalato il sogno più recente. Pubblicare un disco dedicato a Corto Maltese, il marinaio gentiluomo creato dal genio di H. P. Volendo citare il titolo di una sua storia "Per colpa di un gabbiano" non dormo da 2 notti. Stanno facendo un delirio sul tetto di casa. Forse la luna piena o forse avranno fame. Questi giorni e nottate di gabbiani fanno pensare al domani...e la musica non ci abbandonerà giammai.
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