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I Kurdi nel corso dei secoli

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I Kurdi nel corso dei secoli

Le origini del popolo kurdo risalgono a tempi remotissimi: quando dall'Asia centrale si mosse la grande massa di indoiraniani, dividendosi verso l'India da una parte e l'Europa dall'altra; vari gruppi, col passare del tempo, iniziarono a separarsi e a distinguersi. Quelli che scelsero di vivere tra le montagne e gli altopiani del versante meridionale del Caucaso e del Mar Caspio furono i Medi a Nord e i Persiani a Sud. I Medi, che uscirono per primi dall'oscurità della preistoria e fondarono un grande impero con capitale Echtabana (3000 anni fa), sono quelli che oggi vengono definiti Kurdi. Si imposero per primi nell'intera regione ma persero il predominio nel 550 a.C., soppiantati dai persiani di Ciro il Grande, il quale, per parte di madre, discendeva dall'imperatore medio Ciassarre. In seguito, non riuscendo a ricostituire l'antica unità geopolitica, continuarono comunque a vivere nella zona.

Dopo il succedersi di vari imperi (persiano, romano e bizantino) nel territorio, nel 600 d.C., arrivarono le tribù arabe che dal deserto dell'Arabia si muovevano in cerca di territori più fertili. Il Tigri e l'Eufrate ben si adattavano a costituire una geomorfologia particolare, il cui microclima rendeva l'intera regione fertile e rigogliosa.

La Mesopotamia, da quel momento, divenne culturalmente e linguisticamente araba, mentre la regione montana dei Kurdi e la Persia rimasero legate alle loro peculiarità indoeuropee. L'islamismo venne assimilato con lentezza, anche perché il territorio montagnoso non era di facile accesso per gli arabi, che si muovevano in sella al dromedario, animale abituato a vivere in climi caldi e pianeggianti, in seguito sostituito dal cavallo, più resistente.

Con la dinastia degli Abassidi, la capitale del califfato fu trasferita da Medina a Damasco e successivamente a Baghdad; gli Abassidi fecero diventare le regioni di Iraq e Iran il cuore e il centro nevralgico del paese. L'impero si trasformò così in uno stato fortemente sovranazionale con spinte centrifughe povenienti dall'area indo-europea e dall'Africa.

Tra il X e l'Xi sec., nelle zone del Kurdistan alcuni piccoli regni riuscirono a vivere autonomamente. In questo periodo assunse importanza mondiale il nome del condottiero Salah al din Ayubi (Saladino), il più famoso kurdo della storia. Conquistatore, viaggiatore del Mediterraneo, che in qualità di vassallo del califfo, fondò una nuova dinastia, governando su vari territori: oltre all'Egitto, Siria, Palestina, Yemen e alcune piccole regioni, come la Nubia e la Pirenaica. La battaglia di Hittin (presso Tiberiade), iniziata nel 1104 e perduta nel 1107, gli permise di togliere la città di Gerusalemme ai crociati.

L'elemento sovranazionale del califfato impedì ai Kurdi, pur numerosissimi a corte e ancor più nell'esercito, la presa di una coscienza nazionale, lasciandoli avviluppati nel grande crogiolo islamico. Quando tra il XII e il XIII sec., sulla scena apparvero i Turchi selgiuchid,i spinti a ovest dall'avanzata dei Mongoli di Gengis-Khan, i tempi si fecero durissimi a causa delle continue devastazioni subite dai villaggi della popolazione kurda.

Nel 1500, islamizzati, i popoli turchi subentrarono in Anatolia ai bizantini e divisero il califfato tra l'impero ottomano e quello persiano dei Safavidi (finito nel 1736). I kurdi si ritrovarono così al centro delle contese territoriali dei due Stati. I 3/4 della popolazione kurda in quel momento si ritrovarono sotto la giurisdizione dello stato ottomano e il resto sotto quello persiano, che temendo l'abilità militare di quella gente, ne deportò intere tribù nel lontano Belucistan e al confine con l'Afghanistan, dove ancora oggi vivono discendenti che conservano intatte le tradizioni culturali e la lingua. Con la decadenza dellìimpero ottomano e il formarsi del colonialismo europeo iniziò a profilarsi, nell'intricato mosaico di genti del Caucaso, l'attuale situazione di tensione e violenza che ancora oggi sembra non aver fine.

L’accordo Sykes-Picot (1916) fu ideato dalla Gran Bretagna e dalla Francia per attuare i loro interessi politici e strategici in Medio Oriente. Il modello coloniale e imperiale di governo fu quindi sostituito tout-cort dagli stati-nazione. Come diretta conseguenza della imposizione di tale modello europeo, la maggior parte dei regimi in Medio Oriente finirono per corrispondere con un unico gruppo etnico e religioso. La maggior parte dei gruppi etnici e religiosi della regione, però, hanno resistito alle linee di confine degli stati-nazione creati artificialmente “a tavolino”, con una nuova suddivisione tra Turchia, Iraq, Iran, Siria e Unione Sovietica. Con la caduta dell'impero ottomano e la nascita della Repubblica turca, guidata per oltre un ventennio da Mustafa Kemal Ataturk, si impose un modello di stato a forte impronta nazionalista. I kurdi vennero identificati con la parte sud-orientale della penisola anatolica (superficie di 230 kmq abitata da 20 milioni di kurdi)., una zona aspra e montagnosa con picchi di 4000 mt dove la neve ricopre il Nord per 5 mesi l'anno, nelle pianure c'è un clima caldo (Urfa, Mardin), e temperato nella valle del Tigri.

Dagli anni '60 in poi, il controllo di questi stati è passato di mano in mano, sempre per via di colpi di stato militari piuttosto che tramite evoluzioni politiche ed elezioni democratiche: basti pensare che, nella sola Turchia, si sono verificati almeno sei tra interventi e colpi di stato militari reali o presunti tali (colpo di stato del 1960, Memorandum militare 1971, colpo di stato del 1980, presunto colpo di stato del 1993, Memorandum militare 1997, presunto Colpo di Stato del 2016).

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 10 Ottobre 2019 09:57 )  

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