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Guerra di Guerre - Daesh e i Kurdi

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79119616_n.jpgfoto di silvana grippi

Da un po' di tempo i leader politici internazionali hanno iniziato a riferirsi all'ISIS con l'acronimo "Daesh", designante il nome arabo dello stato islamico e odiato da quest'ultimo per le connotazioni dispregiative che può assumere se coniugato in un certo modo. Fatto sta che quando parliamo della situazione in cui si trovavano città come Mosul e Raqqa ancora pochi mesi addietro, non possiamo non parlare di Daesh.

La regione mediorientale ha vissuto per anni in una condizione paradossale, caratterizzata da guerre che si susseguivano l'una dopo l'altra, non solo a causa dell'organizzazione terrorista ma anche per colpa della comunità internazionale. Questa, infatti, ridistribuiva le armi usate nella guerra contro Daesh nelle zone abitate dal popolo kurdo, incurante del fatto che armare ulteriormente i Peshmerga (le milizie del Kurdistan iracheno) potesse incoraggiare i leader politici kurdi a riaprire i conflitti tra le loro fazioni e tra queste e il governo iracheno. Basta ricordare la chiusura ai voli internazionali negli aeroporti di Erbil e Sulaymaniya o l'invio delle truppe irachene a Kirkuk per riprendersi il controllo sul territorio e le risorse petrolifere.

Dopo il sacrificio di migliaia di Peshmerga e soldati iracheni per liberare le loro terre da Daesh, mentre centinaia di migliaia di sfollati aspettavano di ritornare nelle proprie case, insomma, nel momento più proficuo per una riconciliazione, gli investimenti della comunità internazionale per il riarmo hanno portato inevitabilmente a nuove guerre. Ma l'Occidene non poteva sospettare niente del genere, a causa di una propaganda che demonizzava il solo Daesh e che celava le atroci azioni degli altri stati: l'Iran aveva deciso che la «sunnita» Mosul poteva essere liberata distruggendo metà dei suoi edifici, uccidendo 40mila civili innocenti; il governo iracheno era riuscito a non far trapelare troppe informazioni sui crimini di guerra commessi dalle sue forze speciali e dalle milizie sciite nelle aree "liberate"; i giornalisti scomodi sono dovuti fuggire o sono stati uccisi.

Perciò in Occidente si pensa che i combattenti di Daesh fossero gli unici a sgozzare civili e a violentare le donne. No, purtroppo non sono stati i soli, nonostante la massiccia formazione fornita dai 1500 militari italiani sul terreno ai loro colleghi iracheni. Devono aver dimenticato la lezione sui diritti umani.

Nessun appoggio purtroppo alle milizie kurde, che hanno opposto resistenza e lottato con i volontari delle truppe internazionali per proteggere la gente comune anche a costo della loro vita. Onore ai morti per la libertà!

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Luglio 2019 19:59 )  

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