Prevista per la giornata di domani la votazione al Senato sul Decreto Omnibus. Nel frattempo il Ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani è intervenuto in aula su richiesta delle opposizioni, riferendo la decisione del governo di abbandonare il piano nucleare. Dopo i ripensamenti suscitati dal disastro di Fukushima l’esecutivo ha presentato un emendamento al suo stesso decreto, bloccando la realizzazione delle quattro centrali previste dal programma e rimandando a dopo l’estate le decisioni in materia energetica. "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea - recita il testo - non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare. Viene affidata al Consiglio dei Ministri la definizione di una nuova Strategia energetica nazionale. La Strategia terrà conto delle indicazioni stabilite dall'UE e dai competenti organismi internazionali". Di fronte alla notizia l’opposizione reagisce in maniera eterogenea. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani canta vittoria, sottolineando come il governo "scappi dalle sue stesse decisioni", ma sono in molti a vedere dietro l'emendamento una strategia tutta politica. "Lo stop non é per convinzione, ma per paura e necessità: paura di perdere le elezioni amministrative e di venire travolti dal referendum del 12 e 13 giugno", afferma il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. Antonio Di Pietro parla di "ennesima truffa ai danni degli italiani”. “L'unico scopo di tale decisione - riferisce il leader dell’Idv - è di affossare il voto referendario, che trascinerà con sé quello sul legittimo impedimento. Hanno paura che la politica giudiziaria, che poi è l'unica politica di questo esecutivo, venga sconfessata dagli italiani". Spetta ora alla Cassazione decidere sul destino del referendum. La Suprema Corte dovrà stabilire se l'abrogazione delle norme relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari sia "sufficiente nel senso richiesto dai promotori del referendum" (fonte: Ansa, 20 Aprile) .
In molti auspicano che il passo indietro del governo sul nucleare possa aprire la strada a maggiori investimenti economici nel settore dell’energia pulita. Al momento l’elettricità derivante da fonti rinnovabili costituisce circa il 9% di quella complessivamente prodotta in Europa, e il 17,9% della produzione mondiale. Secondo uno studio della Bocconi, tra il 2005 e il 2009 gli investimenti globali in questo senso sono aumentati del 125%. L’Europa rimane l’area maggiormente interessata dal processo, con 43,7 miliardi di dollari di investimenti nel settore, ma l’Asia è destinata a superarla. Di recente la Cina ha investito 40,8 miliardi di dollari in fonti rinnovabili, portando la propria produzione di energia pulita a 226 Gw: quattro volte la potenza necessaria a soddisfare il consumo elettrico totale della Gran Bretagna, e più del doppio rispetto a quanto viene prodotto nell’intera Africa. L'Italia - a detta dell'ultimo rapporto Eurispes - si stabilizza al sesto posto nella classifica mondiale dei produttori di energia pulita (fonte: Ansa, 19 Aprile).
Federico Fragasso
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