Nessuna tendenza alla riduzione dell'impiego di animali per le sperimentazioni in laboratorio. Lo denuncia la LAV in seguito alla pubblicazione dei dati relativi al numero di animali utilizzati in Italia per fini scientifici e sperimentali nel triennio 2004-2006, resi noti dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali. Rispetto al triennio 2001-2003, nel nostro paese è aumentato l'utilizzo a fini sperimentali di cavalli e asini, suini e bovini; l'incremento è ancora più significativo nel caso di uccelli e pesci. Le specie più rappresentate continuano ad essere topi e ratti, a cui seguono altri roditori e conigli, animali impiegati per il loro basso costo e perchè facilmente maneggiabili. L'utilizzo di animali in laboratori di vivisezione è ancora ampiamente diffuso nonostante il quadro scientifico e legislativo europeo preveda la promozione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale.
La LAV sottolinea che sono disponibili, perchè validati, un sempre maggior numero di metodi di ricerca che non si avvalgono di animali. Tuttavia i numeri legati alla sperimentazione risultano perfino in aumento, come mostrano le statistiche delle poche nazioni che hanno reso pubblici i dati relativi all’uso di animali nella sperimentazione (Italia, Inghilterra, Svizzera).
La maggior parte dell'impiego di animali riguarda studi biologici di base, ricerca e sviluppo di prodotti e apparecchi per medicina umana e veterinaria, che coinvolgono più del 73% degli animali; seguono le indagini tossicologiche, che comprendono ancora un alto numero di cani e primati, e controlli di qualità per prodotti e apparecchi. Un dato positivo è la mancanza di esperimenti che coinvolgono animali per prove tossicologiche per sostanze cosmetiche, grazie soprattutto all'imminente entrata in vigore del bando dell'Unione Europea per i test animali sui cosmetici.
I dati - si stimano un totale di ben 2.735.887 animali utilizzati nell'ultimo triennio - sono allarmanti ma secondo Michela Kuan, biologa e responsabile LAV settore Vivisezione sarebbero "fortemente sottostimati visto che non rientrano nelle statistiche invertebrati, embrioni, feti e animali utilizzati già soppressi”. “Quali informazioni predittive per l'uomo – ha dichiarato Kuan - possono avere esperimenti condotti su cavalli, uccelli o pesci, geneticamente differenti dagli umani? Il mondo scientifico e istituzionale deve interrogarsi su questa contraddizione e porvi rimedio”.
Valentina Casini - DEApress
La LAV sottolinea che sono disponibili, perchè validati, un sempre maggior numero di metodi di ricerca che non si avvalgono di animali. Tuttavia i numeri legati alla sperimentazione risultano perfino in aumento, come mostrano le statistiche delle poche nazioni che hanno reso pubblici i dati relativi all’uso di animali nella sperimentazione (Italia, Inghilterra, Svizzera).
La maggior parte dell'impiego di animali riguarda studi biologici di base, ricerca e sviluppo di prodotti e apparecchi per medicina umana e veterinaria, che coinvolgono più del 73% degli animali; seguono le indagini tossicologiche, che comprendono ancora un alto numero di cani e primati, e controlli di qualità per prodotti e apparecchi. Un dato positivo è la mancanza di esperimenti che coinvolgono animali per prove tossicologiche per sostanze cosmetiche, grazie soprattutto all'imminente entrata in vigore del bando dell'Unione Europea per i test animali sui cosmetici.
I dati - si stimano un totale di ben 2.735.887 animali utilizzati nell'ultimo triennio - sono allarmanti ma secondo Michela Kuan, biologa e responsabile LAV settore Vivisezione sarebbero "fortemente sottostimati visto che non rientrano nelle statistiche invertebrati, embrioni, feti e animali utilizzati già soppressi”. “Quali informazioni predittive per l'uomo – ha dichiarato Kuan - possono avere esperimenti condotti su cavalli, uccelli o pesci, geneticamente differenti dagli umani? Il mondo scientifico e istituzionale deve interrogarsi su questa contraddizione e porvi rimedio”.
Valentina Casini - DEApress
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