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Emergenza Immigrazione: la Lega è pronta a sparare?

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La pressione migratoria a Lampedusa sembra tornata a livelli di ordinaria amministrazione. Dei 25.000 sbarcati da inizio anno non rimangono sull’isola che un centinaio di persone. Nella giornata di ieri, in meno di 24 ore, quasi tutti i migranti sono stati fatti sparire. Oltre settecento tunisini e circa 240 profughi sub-sahariani sono partiti con la nave Excelsior, diretti verso la terraferma. I profughi saranno accolti nei centri per richiedenti asilo, i tunisini verranno condotti ai CIE e da qui rimpatriati. Il volo previsto per oggi è già stato motivo di lamentele e disordini. Prima di riuscire a far salire i 30 “passeggeri” sull'aereo, i funzionari di polizia hanno dovuto mediare per oltre due ore. I tunisini hanno urlato, pianto, protestato, minacciato di ferirsi. Se le operazioni procederanno a questi ritmi e non ci saranno altri sbarchi, l'isola sarà completamente svuotata entro domani. Tuttavia, al momento, il flusso umano tra Nord Africa e coste siciliane non accenna ad interrompersi. Ieri sera un barcone con 116 profughi libici è stato intercettato 40 miglia a sud di Malta da un peschereccio italiano. A bordo è stato trovato il cadavere di una donna, morta durante la traversata. Una motovedetta della Guardia di Finanza ha soccorso stamattina un’imbarcazione tunisina che stava affondando a poche miglia da Lampedusa, dove ieri sera erano sbarcati altri 57 extracomunitari. All’alba un barcone con circa 250 migranti, quasi certamente partito dalla Libia, si è arenato su una spiaggia a qualche centinaio di metri dall'ingresso del porto di Pantelleria. Diverse persone sono finite in acqua e due donne sono morte. Non è chiaro se i decessi siano stati provocati dall’incidente, oppure se i cadaveri si trovassero già a bordo al momento dell’impatto (fonte: Ansa).

 Il Ministro degli Interni esprime particolari preoccupazioni circa un possibile aumento del flusso migratorio proveniente dalla Libia, interrotto nel 2009 dagli accordi fra Berlusconi e Gheddafi. Stando all'allarme lanciato dall'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), questa tratta marittima è già costellata di morti. "Da due settimane, da quando cioè è ripreso il flusso dalle coste libiche - riferisce Laura Boldrini - 800 migranti mancano all'appello: oltre ai 250 morti nel naufragio del 6 aprile, non si hanno notizie di 560 persone partite su tre barconi e mai arrivate a destinazione". Dunque, "uno su cinque di quelli che hanno affrontato il viaggio, non è riuscito ad arrivare a destinazione". L'emergenza immigrazione, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, riaccende le polemiche leghiste: i vertici del partito si lasciano andare ad esternazioni piuttosto deprecabili, specie a fronte delle tragedie umane che si verificano ogni giorno davanti ai nostri occhi. Secondo Castelli, “le violenze degli immigrati, se il loro numero dovesse crescere nel corso del tempo, potrebbero obbligare le autorità ad usare le armi”. Maroni, adirato per il mancato appoggio comunitario, ipotizza a Bruxelles un’Italia fuori dall'Europa. Bossi stempera i toni, ma ribadisce che l’Europa “deve fare il suo”: "la soluzione sono i respingimenti e le espulsioni” - afferma il senatur - “bisogna pattugliare le coste e fermarli a casa loro”. Nel frattempo la società civile riflette i malumori leghisti nella maniera più ottusa e gretta. Una bomba è esplosa ieri sera a Genova, causando un incendio in un centro di accoglienza per immigrati provenienti da Lampedusa. I primi accertamenti condotti dai carabinieri riferiscono di un ordigno artigianale, costruito utilizzando una bombola a gas da campeggio ed un grosso petardo legato con del nastro adesivo (fonte: Ansa).

 A fronte di una grave emergenza umanitaria, i vertici dello Stato (Italiano, ma non solo) continuano a ridurre la problematica ad una mera questione di ordine pubblico. Un atteggiamento del genere pone seri interrogativi sulle reali competenze della nostra classe politica, ma soprattutto sulle reali affezioni nutrite verso ideali e principi democratici. La distinzione fittizia fra “profughi” e “clandestini”, che di fatto separa Libici da Tunisini, è palesemente strumentale a meno che non si voglia considerare già totalmente pacificata la situazione in Tunisia; una valutazione che lascerebbe trasparire una certa naivetè, tratto caratteriale da cui ogni governante che si rispetti dovrebbe guardarsi. Dichiarazioni pesanti come quelle di Castelli possono avere un unico sbocco: l’incoraggiamento dei focolai xenofobi che - purtroppo - sono piuttosto diffusi in tanta parte di questo paese.

 

Federico Fragasso

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 13 Aprile 2011 13:41 )  

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