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Ilaria Alpi - 19 anni dopo

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A 19 anni di distanza, le cause dell’omicidio di Ilaria Alpi restano ancora sconosciute.

La commissione d’inchiesta parlamentare istituita nel 2004 per indagare sull’evento concluse i suoi lavori dopo due anni con un sostanziale nulla di fatto. Infatti, le conclusioni proposte dal Presidente Carlo Taormina sono state approvate dai deputati di maggioranza, ma rigettate dall’opposizione. La tesi che Taormina cercò di portare avanti era quella del tentativo di rapina sfociato in omicidio; in un’intervista all’”Unità”  del 7 febbraio 2006 dichiara: «Ilaria Alpi è morta a causa di una rapina. Era in vacanza non stava facendo nessuna inchiesta, la commissione che presiedevo lo ha accertato. Ho un documento che manterrò privato per rispetto alla sua memoria che racconta tutta un’altra storia». Un incidente, dunque....?

Conclusioni di questo tipo erano visibilmente insufficienti ed inconcludenti, tanto che il caso venne riaperto e continuò ad essere discusso. Una svolta essenziale arrivò il 14 febbraio 2010, quando per la prima volta un giudice italiano, Emanuele Cersosimo, chiamato a decidere sulla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Franco Lonta, sentenzia che Ilaria e l’operatore Miran Hrovatin furono uccisi su commissione e che la loro morte non fu dovuta ad un incidente. Il movente che rintracciò fu la volontà di tenere nascoste le scoperte dei due sui traffici di armi e rifiuti. Nel 2011 le indagini sono ricominciate, ma ad oggi non sono stati ancora individuati i colpevoli. L’unico a scontare una pena è Hashi Omar Hassan, miliziano somalo condannato a 26 anni di reclusione per il duplice omicidio, in quanto riconosciuto come uno degli esecutori materiali.

Portare avanti la memoria dei due giornalisti di fronte a questa mancanza di capacità – o di volontà- delle istituzioni significa innanzitutto non lasciar morire il loro lavoro. I colleghi di Ilaria continuano instancabilmente a cercare le verità che non vengono a galla, spinti anche dai numerosi premi a lei dedicati. E’ questo il caso di “Toxic Somalia” (Premio Speciale alla 18^ edizione del Premio Ilaria Alpi), reportage scritto e diretto da Paul Moreira nel 2012  sviluppando le tracce individuate da Ilaria e da Miran sul traffico di rifiuti tossici. Moreira è riuscito a intervistare i pirati somali che accusano l’Occidente di scaricare, nelle loro acque, rifiuti tossici e ha documentato l’innegabile aumento di infezioni e malattie nelle zone in cui i due indagavano, triplicate in soli venti anni.

Lavori di questo tipo evidenziano quanto scottante e ancora attuale sia il lavoro svolto da Ilaria e di quanto sia importante trovare una soluzione all’enigma della loro morte per riuscire finalmente ad interpretare e sciogliere anche una delle pagine più oscure della nostra storia nazionale. Se l’interesse è ancora vivo il merito va sicuramente all’opinione pubblica. I genitori di Ilaria, Giorgio e Luciana Alpi, insieme con l’ ”Associazione Ilaria Alpi” si sono adoperati strenuamente per tenere aperto il caso e continuano a farlo. Numerosi sono i premi e i riconoscimenti dedicati alla giovane inviata, come numerose rimangono le iniziative di scuole, istituzioni e privati cittadini.

L’Associazione DEA e il Centro Studi Unocultura vuole unirsi alle voci di quanti continuano a chiedere risposte sule morte di Ilaria Alpi, sulla verità storica di quegli anni e sulla portata del coinvolgimento del governo italiano.

Per  questo Ilaria sarà una delle protagoniste dell’evento “Oltre il reportage – Scrittura e giornalismo” organizzato per l’8 marzo all'università degli Studi di Firenze.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 07 Marzo 2013 09:05 )  

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