In Israele è stato raggiunto l’accordo fra il Likud, il
partito di destra israeliano del primo ministro designato Benyamin Netanyahu, e
la destra radicale Israel Beitenu, terzo partito nelle scorse elezioni del 10
febbraio. In base all’accordo di coalizione la formazione di estrema destra
dovrebbe ottenere cinque ministeri, fra cui quello degli Esteri, che dovrebbe
andare proprio al leader del partito, Avigdor Lieberman, noto per la sua
retorica anti-araba.
Netanyahu, che fu già primo ministro alla fine degli anni
’90, ha tempo fino al 3 aprile per formare il nuovo esecutivo. Dopo quello con
la destra radicale il leader del Likud dovrà concludere accordi con altre
formazioni poiché i due partiti insieme non raggiungono la maggioranza tra i
120 seggi della Knesset. Netanyahu in queste settimane ha cercato anche
l’appoggio di Kadima, il partito centrista guidato da Tzipi Livni, ministro
degli Esteri uscente. Ma proprio dopo l’annuncio dell’accordo del Likud con la
destra estrema, Livni ha ribadito l’impossibilità che il suo partito possa entrare
a far parte di un governo di unità nazionale fin quando il Likud non accetterà
i principi che Kadima ritiene irrinunciabili, a cominciare dal processo di pace
con i palestinesi. "L'unità - ha dichiarato Livni - c'è quando due partiti
che hanno ricevuto il sostegno della maggioranza dell'elettorato si siedono
insieme e creano le basi vere di un'operazione, le basi per un percorso comune.
Dopo la creazione di una vera partnership possono entrare altre fazioni".
Valentina Casini – DEApress
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