Cresce la preoccupazione per i tre dipendenti del Comitato
Internazionale della Croce Rossa (CICR) sequestrati da un gruppo di militanti
islamici nelle Filippine il 15 gennaio scorso. Fra i tre operatori della Croce
Rossa c’è anche un italiano, Eugenio Vagni.
Dopo due giorni di combattimenti avvenuti ad Indanan,
sull’isola di Jolo, per cercare di liberare gli ostaggi, il bilancio è di nove
morti, tre soldati filippini e sei militanti islamici, e di almeno una dozzina
di feriti.
Ieri, il generale Gaudencio Pangilinan, aveva dichiarato che
anche uno dei rapitori sarebbe rimasto ucciso negli scontri, e che erano stati
ritrovati libri, tende e attrezzature appartenenti agli ostaggi.
Questa mattina il capo della Croce Rossa delle Filippine,
Richard Gordon, aveva affermato che tutti gli operatori rapiti sono vivi, ma
nelle ultime ore si torna a temere per la loro vita. Il leader dei ribelli
musulmani ha minacciato di decapitare un ostaggio se l’esercito filippino
continuerà ad incalzarli. Albader Parad, capo del gruppo fedele a Abu Sayyaf,
ha infatti rilasciato un’intervista nella quale ha dichiarato che “se
continuano ad avvicinarsi e provocano altri scontri, decapiterò uno degli
ostaggi”.
Valentina Casini - DEApress
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