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Morto Jacopetti, regista di Mondo Cane

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Lettera43

LUTTO

Morto Jacopetti, regista di Mondo Cane

Aveva 91 anni e viveva a Roma, aveva ispirato Federico Fellini.

È morto il 17 agosto alle 20.30 nella sua casa a Roma Gualtiero Jacopetti. Avrebbe compiuto 92 anni il 4 settembre. Dapprima giornalista, poi regista, Jacopetti è stato tra gli inventori del documentario filmico. Nel 1960-61 realizzò Mondo cane, docufilm fortemente trasgressivo per l'epoca che ottenne un notevole successo mondiale. Tra le altre sue opere La donna del mondo eAddio Zio Tom. Inoltre è stato anche tra gli autori della Settimana Incom. È previsto che Jacopetti venga seppellito, dopo la cremazione, nel cimitero degli inglesi a Roma accanto a Belinda Lee, campagna della sua vita, morta in un incidente stradale nel 1961, in cui lo stesso regista rimase ferito. Non è prevista la cerimonia funebre.


REGISTA E GIORNALISTA. Gualtiero Jacopetti era nato a Barga (Lucca) nel 1919 e viveva a Roma in un attico appartato e lontano dal frastuono di quella città del cinema che per una breve stagione lo adottò facendone il diavolo e l'eroe contemporaneamente, Jacopetti, infatti, con il suo Mondo Cane aveva dato scandalo, così come con i suoi articoli nella carriera di giornalista in cui fotografava l'Italia degli anni '50 che tra mille paure e frenesie si affacciava agli anni '60. A lui si ispirò il regista Federico Fellini per costruire il personaggio di Marcello, cronista cinico e timido di La dolce vita. In quegli anni Jacopetti aveva tutta via Veneto ai suoi piedi: era stato giornalista d'assalto, detenuto in carcere, protagonista di polemiche e processi, cacciatore di donne e sedotto dalle donne.


LA VENERAZIONE PER MONTANELLI. Occhi azzurrissimi, cipiglio ribelle, capelli neri, eterno sorriso beffardo, si era fatto largo nel mondo dell'informazione e del cinematografo. «All'estero» ha raccontato una volta a Barbara Palombelli in un'intervista «Mondo Cane e Africa Addio sono oggetto di culto e di studio. In Italia, invece, mi hanno detto di tutto: razzista, fascista, mi hanno accusato perfino di strage. Tutto falso come poi i tribunali hanno dimostrato. Sia chiaro: rifarei tutto quello che ho fatto. E mai stato fascista». Si è sempre invece definito «liberale e anticomunista», venerava il suo primo direttore di giornale, Indro Montanelli, e alla sua visione laica del mondo si ispirava. Lo conobbe subito dopo la guerra, che aveva vissuto da volontario e poi da partigiano, ma sempre onesto nel dichiarare la grande fascinazione che su di lui aveva avuto il mito del Duce.


ANTICOMUNISTA E LIBERALE. Alla vigilia delle elezioni del '48 diede vita a un movimento anticomunista, quindi partì da clandestino per l'Austria e lì cominciò la sua carriera di reporter, inviato speciale ante litteram: appassionato di viaggi e sempre alla ricerca delle sfide estreme, sarebbe andato più volte in Africa, avrebbe conosciuto la prigione (condannato per lo stupro, sempre negato, di una minorenne che poi sposò), avrebbe dato vita negli anni '50 al suo primo giornale Cronache, insieme a firme di prestigio. Dopo un'intervista al Negus d'Etiopia venduta alla Settimana Incom diretta da Barzini Junior, l'intraprendente giornalista si specializzò nei reportage ad effetto. E insieme all'amico Carlo Prosperi convinse il commendatore Rizzoli a produrre il suo primo film di montaggio.

Il successo di Mondo Cane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era il 1961 e Mondo Cane fece il giro del mondo con un effetto a sensazione che fruttò clamorosi incassi e dure polemiche. La colonna sonora di Riz Ortolani ('Moré) divenne la sigla sonora di quel decennio. Dopo un sequel realizzato di malavoglia, altri titoli come La donna nel mondo (con Paolo Cavara) e Addio Zio Tom, Jacopetti tornò a far parlare di sé in modo clamoroso con Africa addio del 1964 sui guasti e le storture della fine del colonialismo. La ricetta del successo è sempre la stessa, un genere di cinema documentario soggettivo e provocatorio che resta indissolubile dal suo nome: immagini a sensazione, punto di vista cinico e anticonvenzionale, indifferenza ai modelli etici della chiesa e del comunismo, individualismo ostentato e aggressivo.


LA TELEFONATA DI BERLUSCONI. «All'inizio degli anni '80 mi chiamò perfino Berlusconi» ha raccontato «che voleva affidarmi le sue televisioni ma poi mi spiegò che non poteva per il veto dei socialisti. Oggi che è un po' in disarmo mi verrebbe voglia di cercarlo: sono fatto così, mi piacciono i perdenti». La vita privata di Jacopetti fu piuttosto tumultuosa: lasciata la prima moglie si fidanzò, per la gioia dei paparazzi, con l'attrice Belinda Lee. Ebbe con lei un terribile incidente d'auto, rimase a lungo dipendente dalle droghe, mise al mondo una figlia adorata. 


IL DECLINO. Un paio di film sfortunati sempre appartenenti al modello originale (l'ultimo fuMondo Candido), gli chiusero le porte del cinema e cominciò un lento declino raccontato di recente nel libro intervista Mondo cane addio pubblicato su internet nel 2010 da Marcello Bussi. Difficile dire chi sia stato Gualtiero Jacopetti: un innovatore del linguaggio giornalistico e del documentario, un 'cane sciolto' prima sopravvalutato e poi esecrato, un uomo solo incapace di uscire dal cerchio della sua bravura e delle sue ossessioni.

 

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