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Noi, giornalisti a 3 euro a pezzo

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La denuncia delle penne precarie: “Noi, giornalisti a 3 euro a pezzo”

Valeria Calicchio

Stavolta la notizia sono loro, le penne precarie che affollano le redazioni di giornali e tv, i cacciatori di notizie a cottimo, un esercito di giornalisti senza diritti e con retribuzioni subumane: “Nei giornali locali, quando va bene, pagano tre euro lordi a pezzo -sbotta Valeria Calicchio, 30 anni, giornalista precaria, portavoce di “Errori di stampa”- in quelli nazionali non va meglio, il contratto è un miraggio così come i diritti. E se rompi le scatole sei fuori”. Valeria di redazioni ne ha girate tante e di ogni tendenza politica: “Ho lavorato all’Unità, all’Adnkronos, al Giornale di Berlusconi e in un free press romano. Otto ore in redazione. Rigorosamente gratis.”

“SI PARLA SOLO DEI GRANDI NOMI”

Poi, dopo un periodo di lavoro in un ufficio stampa, di nuovo a casa: “Ora sono disoccupata, vivo di lavoretti nel settore turistico, dieci anni di professione buttati a mare”. O quasi. Sì, perché Valeria non ci pensa proprio ad arrendersi: “Il giornalismo è una malattia e da questa malattia non riesco a guarire. Continuerò a perseguire questa strada, mi è rimasta la voglia di lottare, ho contribuito a far nascere il coordinamento dei giornalisti precari di Roma e grazie al web tengo alta l’attenzione sulle nostre condizioni”. Eppure, nei mesi scorsi mille voci si sono levate a difesa dell’autonomia e la dignità dei giornalisti o almeno così sembra: “Sì ma solo quando si tratta di figure come Santoro o la De Gregorio, professionisti che sanno benissimo difendersi da soli; si parla solo dei grandi nomi ma mai dello scandalo dei precari Rai che lavorano con contratto commerciale. Nessuno si occupa del ragazzo che consuma la suola per cercare la notizia e della dignità di noi precari. Mi chiedo che libertà di informazione può esserci, che dignità dei giornalisti può esserci, se uno lo paghi 3 euro a pezzo”.

“ANCHE OGGI HO LAVORATO PER NIENTE”

Miriam Pozzato, invece, le suole continua a consumarle: “Hai una notizia, telefoni, ti incontri con gli interessati, magari in un bar, si prende qualcosa, offri tu (3-4 euro), come minimo ti va via un’oretta, poi torni a casa, studi il materiale, ti viene un dubbio, ritelefoni, fai una ricerca su internet, ti metti a scrivere, sai che non devi scrivere molto altrimenti ti tagliano, però fai quattro conti, almeno 2000 battute, così vado attorno agli 11 euro lordi, poi però il redattore non ha spazio per le tue 2000 battute e taglia, taglia, taglia e le porta a 900 così ti becchi 4 euro lordi. Anche oggi hai lavorato per niente.” Altro che Taiwan.

IL COTTIMISTA

“Sette giornalisti su dieci sono precari” spiega Nicola Chiarini di Rovigo, collaboratore del “Corriere Veneto” , presidente dell’associazione “Refusi”. Testate come Repubblica, Libero, Il Corriere della Sera, Il Messaggero, Il Tempo, settimanali come Vanity Fair o Gente e la miriade di giornali di partito -tutti finanziati con soldi pubblici- chiuderebbero i battenti senza il loro lavoro. “Il problema è strutturale -spiega Nicola – e richiede una revisione dei rapporti di lavoro e una legislazione efficace.

Per esempio occorre accelerare sul progetto di legge Moffa che negherebbe l’accesso ai contributi pubblici a chi non rispetta le regole”. Nicola è  un giornalista free lance, vive di questo lavoro dal 2000 e non ha mai avuto un contratto: “Ho lavorato come co.co.co, con prestazione occasionale, ho cambiato più contratti che redazioni, oggi sono di fatto un cottimista con nessuna certezza di entrate.

Ho gli stessi problemi dei precari della scuola o dei call center: l’affitto, la rata della macchina. Spesso mi capita di intervistare lavoratori precari o di aziende in crisi e quando spiego che io sono come loro faticano a credermi”. Nicola, come Valeria, è impegnatissimo nella difesa dei diritti dei precari del giornalismo: “Chiediamo di essere rappresentati nei comitati di redazione, vogliamo la stesura di un codice che che preveda il riconoscimento di diritti e doveri e le relative sanzioni per chi non lo rispetta, per questo il 7 ottobre andrò a Firenze, all’incontro organizzato dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione della stampa, a parlare di precariato giornalistico.”

AI CITTADINI: “SCIOPERATE”

Ma non solo. Per il 7 e 8 ottobre, l’associazione Refusi, Errori di Stampa, il coordinamento giornalisti precari di Roma e il coordinamento giornalisti precari e freelance del Veneto hanno proclamato lo sciopero dei lettori: “Chiediamo ai cittadini di non acquistare i giornali in quei giorni, è un’iniziativa puramente provocatoria che tende a sensibilizzare gli editori”, dice Nicola. “Il 7 ottobre a Firenze andrò anch’io a dire la mia” annuncia Valeria. “Quel giorno vedrà la luce la cosiddetta Carta di Firenze, un testo che potrebbe segnare una svolta positiva per noi precari e che sarà idealmente dedicata a Pierpaolo Faggiano, il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno che qualche mese fa si è tolto la vita”. Era un precario.

di Massimo Malerba

Prima parte dell’inchiesta “Penne Precarie”, se volete segnalare condizioni di sfruttamento nelle redazioni scrivete a: redazione@letteraviola.it

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