Quindici condanne e trenta assoluzioni. Pene per gran parte ridimensionate. Nel processo genovese sui fatti della caserma di Bolzaneto, in occasione del G8 del 2001, il Tribunale ha riconosciuto che la violenza delle forze dell’ordine c’è stata ed ha concesso il risarcimento a tutte le vittime, nessuna esclusa. Ma ha smussato gli angoli, ridimensionando le responsabilità e mettendo tutti gli imputati nelle condizioni di raggiungere molto presto la prescrizione. E quindi l’impunità.
E’ una sentenza a doppio taglio: da un lato si riconoscono le responsabilità delle forze dell’ordine e della politica e le loro violenze contro i manifestanti, affermando anche che questi ultimi non raccontavano leggende quando riportavano mattanze, torture e maltrattamenti subiti. Dall’altro, si impedisce ancora una volta che il potere (in tutte le sue forme d’espressione e in ogni suo gradino gerarchico) risponda delle proprie responsabilità. Impunità, sostanziale impunità, ancora una volta per chi ha picchiato, per chi ha prolungato illegalmente uno stato di fermo, per chi ha sparato e per chi ha dato gli ordini.
E’ comunque una sentenza storica. Adesso, non si potrà più dire che le forze dell’ordine si sono mosse per difendersi dai manifestanti. Non più. Noi c’eravamo, noi abbiamo visto: aggressioni ingiustificate, strategie sistematiche di destabilizzazione dei cortei, scientifico via libera ai provocatori; abbiamo visto persone picchiate mentre chiedevano aiuto con la faccia a terra, barellieri sbattuti a terra, un membro del servizio legale investito da un defender; abbiamo visto i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo (e poi abbiamo scoperto che si trattava di gas illegali e pericolosissimi), abbiamo visto brandire armi verso i cortei. Abbiamo temuto che il peggio potesse succedere ed è effettivamente successo.
D’ora in poi le nostre non saranno più soltanto leggende.
E’ una sentenza a doppio taglio: da un lato si riconoscono le responsabilità delle forze dell’ordine e della politica e le loro violenze contro i manifestanti, affermando anche che questi ultimi non raccontavano leggende quando riportavano mattanze, torture e maltrattamenti subiti. Dall’altro, si impedisce ancora una volta che il potere (in tutte le sue forme d’espressione e in ogni suo gradino gerarchico) risponda delle proprie responsabilità. Impunità, sostanziale impunità, ancora una volta per chi ha picchiato, per chi ha prolungato illegalmente uno stato di fermo, per chi ha sparato e per chi ha dato gli ordini.
E’ comunque una sentenza storica. Adesso, non si potrà più dire che le forze dell’ordine si sono mosse per difendersi dai manifestanti. Non più. Noi c’eravamo, noi abbiamo visto: aggressioni ingiustificate, strategie sistematiche di destabilizzazione dei cortei, scientifico via libera ai provocatori; abbiamo visto persone picchiate mentre chiedevano aiuto con la faccia a terra, barellieri sbattuti a terra, un membro del servizio legale investito da un defender; abbiamo visto i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo (e poi abbiamo scoperto che si trattava di gas illegali e pericolosissimi), abbiamo visto brandire armi verso i cortei. Abbiamo temuto che il peggio potesse succedere ed è effettivamente successo.
D’ora in poi le nostre non saranno più soltanto leggende.
Giulio Gori
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