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Il Presidente Martini incontra gli studenti fiorentini

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Da giorni sotto la morsa restrittiva dei ministri Gelmini-Tremonti, l’Università di Firenze sta vivendo momenti di palpabile fermento. Tra occupazioni,scioperi, manifestazioni e lezioni alternative, l’ateneo toscano ora è anche sotto la lente d’ingrandimento per l’evidente ed annosa  sperequazione delle risorse economiche, che lo hanno reso un organismo in  stato  comatoso con un  imponente deficit di bilancio. Problema a cui, ora come negli anni passati, si cerca di ovviare attraverso la vendita dei diversi immobili di proprietà dell’Università, anche se, con molta probabilità ciò non basterà a garantire il pagamento degli stipendi all’intero corpo docente. Almeno queste sono le previsioni per il 2010, quando i fondi di finanziamento ordinario non basteranno a coprire i costi complessivi dell’ateneo fiorentino.  Se a ciò si aggiungono i tagli previsti dal vigente governo alle pubbliche amministrazioni, con l’ormai arcinota legge 133/08, allora la questione diventa imponente e ancor più che problematica. Ed è stata proprio quest’ultima azione di governo, a dare il via ad un processo di mobilitazione da parte di studenti, ricercatori, docenti, famiglie. A Firenze, la maggior parte delle facoltà sono ormai da tempo occupate. Nel polo di Scienze Sociali, in accordo anche con il consiglio di facoltà, è stato occupato solo l’edificio D5, in modo da poter garantire comunque il prosieguo della didattica. Ed’è proprio in tale plesso che il Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha voluto incontrare i diversi soggetti coinvolti in tale mobilitazione. Un breve incontro, ma sintomatico della solidarietà e della sensibilità delle istituzioni al fenomeno in questione. Un segno di vicinanza e di attenzione, per conoscere le forme e, soprattutto, i contenuti del movimento, afferma Martini, perché questo, benché se ne dica in questi giorni, tutto sembra tranne che un protesta di facinorosi. E’ giunto il momento di superare la fase del lecito - non lecito per concentrarsi sui contenuti, perché se la riflessione si limita solo alle forme allora sarà un occasione persa. Prende spunto da quello che sarà il suo prossimo incontro con rappresentati delle istituzioni brasiliane, ospiti al Festival della Creatività, per sottolineare come, anche il Paese sud americano, seppur  vessato da numerose piaghe, ha compreso l’importanza degli investimenti in cultura ed istruzione per riprendere la via dello sviluppo: ciò che mi preoccupa è certa miopia per cui si continua a sostenere più l’economia che l’istruzione, la ricerca, la cultura. Nessun riferimento o accenno alla legge 133/08, nessuna venatura polemica nelle parole di Martini, ma solo la volontà di capire la natura e la struttura della protesta, e quindi gli eventuali sbocchi previsti. Sicuramente continueremo la nostra azione fino agli ultimi giorni di novembre, quando il governò provvederà ad approvare la Finanziaria,all’indomani della quale poi saranno prese le dovute decisioni, gli fa eco un rappresentate degli studenti: nel frattempo l’impegno proseguirà in manifestazioni ed  che ci vedranno anche in quel di Roma il 28 ottobre prossimo. Senza dimenticare le diverse assemblee che nel frattempo verranno organizzate a livello locale per far sentire la nostra voce. Studenti che ricevono anche l’appoggio dell’intero personale tecnico amministrativo e delle rappresentanze sindacali afferenti alla CGIL, per una scuola più vicina a quella consegnataci dalla Costituzione. Uniti per risolvere un problema che, come sostiene un ricercatore dell’ateneo fiorentino, risiede proprio nel fatto che non c’è nessuna riforma ma solo tagli, a fronte della necessità di interventi innovativi ed investimenti adeguati.

Giorni intensi insomma, di confronto e dibattiti, a testimonianza che forse qualcosa di vivo c’è ancora, che c’è la speranza di rivedere la luce, ma, riprendendo quanto affermato da Luigi Berlinguer, non basta difendere i propri diritti, bisogna anche meritarseli. Anche se domande irrisolte ancora non trovano risposta: nel caso in cui gli studenti riuscissero nel loro intento, siamo sicuri che eliminando la legge 133/08 vengano eliminati tutti i problemi dell’università? Si vedano i fenomeni di familismo o baronismo, solo per citare i più noti. Siamo sicuri che non andavano e non vadano sostenuti con forza altri diritti, altre battaglie per cercare di arrivare al cuore del problema? E siamo sicuri, signori ministri, che basti tagliare un 2/3% per risolvere i mali dell’Università italiana e garantire l’eccellenza e la qualità della ricerca? Una risposta, una soluzione. Per uccidere il problema. Cosi i conti torneranno. Forse.

 

Simone Grasso

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 12 Gennaio 2010 16:47 )  

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