Dopo essere stata ospitata presso Musei ed Istituti Italiani di Cultura di Tirana, Belgrado, Fiume e Bucarest, torna da oggi in Italia la mostra "Scuola romana. Artisti a Roma tra le due guerre", in programma fino all’11 gennaio 2009 al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma.
L’esposizione si configura come un viaggio ideale nella vita artistica e culturale della capitale fra le due guerre attraverso dipinti, sculture, disegni e documenti, con l’obiettivo di far conoscere uno dei capitoli più interessanti della storia dell’arte contemporanea italiana. La Scuola Romana rappresenta infatti il fronte figurativo più avanzato nell’Italia degli anni Trenta, in opposizione all’arte ufficiale e più reazionaria di “Novecento”. Fra le cinquanta opere in esposizione ci sono i lavori di Scipione, Guttuso, Socrate, e poi ancora di Mafai, Afro Basaldella e Capogrossi, che negli anni Cinquanta divennero tra i maggiori rappresentanti dell’Astrattismo italiano. Si possono ammirare anche opere inedite, quali la natura morta di Francalancia e il nudo di Capogrossi, le due vedute del Tevere di Socrate e l’Autoritratto di Cavalli. Inoltre, sono molte le opere che non si vedevano da tempo, come il grande Autoritratto di Janni, la Natura morta di Socrate, Isabella di Oppo, l’Autoritratto di Capogrossi, la Natura Morta di Pasquarosa, la Fucilazione di Guttuso. I prestiti provengono per la maggior parte dagli eredi, dagli archivi degli artisti e da istituzioni culturali a Roma e nel Lazio.
Sono tre le sezioni della mostra: il processo ideativo dell’artista attraverso ritratti e autoritratti, la città dell’anima e il corpo, inteso nella sua fisicità o indagato attraverso la metafora.
L’esposizione si configura come un viaggio ideale nella vita artistica e culturale della capitale fra le due guerre attraverso dipinti, sculture, disegni e documenti, con l’obiettivo di far conoscere uno dei capitoli più interessanti della storia dell’arte contemporanea italiana. La Scuola Romana rappresenta infatti il fronte figurativo più avanzato nell’Italia degli anni Trenta, in opposizione all’arte ufficiale e più reazionaria di “Novecento”. Fra le cinquanta opere in esposizione ci sono i lavori di Scipione, Guttuso, Socrate, e poi ancora di Mafai, Afro Basaldella e Capogrossi, che negli anni Cinquanta divennero tra i maggiori rappresentanti dell’Astrattismo italiano. Si possono ammirare anche opere inedite, quali la natura morta di Francalancia e il nudo di Capogrossi, le due vedute del Tevere di Socrate e l’Autoritratto di Cavalli. Inoltre, sono molte le opere che non si vedevano da tempo, come il grande Autoritratto di Janni, la Natura morta di Socrate, Isabella di Oppo, l’Autoritratto di Capogrossi, la Natura Morta di Pasquarosa, la Fucilazione di Guttuso. I prestiti provengono per la maggior parte dagli eredi, dagli archivi degli artisti e da istituzioni culturali a Roma e nel Lazio.
Sono tre le sezioni della mostra: il processo ideativo dell’artista attraverso ritratti e autoritratti, la città dell’anima e il corpo, inteso nella sua fisicità o indagato attraverso la metafora.
Valentina Casini - DEApress
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