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Malika Domran

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Ho conosciuto Malika  Domran durante un suo concerto a Firenze al Centro Flog per le Tradizioni Popolari e con Roberto Gramigni si organizzò un dibattito presso la nostra associazione DEA e venne volentieri a parlare sulla situazione delle donne berbere algerine nella piccola libreria che si chiamava Utopia.
Un tempo la tradizione proibiva alle donne algerine di cantare e così molte hanno preferito l'esilio per poter lavorare. Una di loro è Malika  Domran che come Chaba Fadela e molte altre  sono così approdate a Parigi per mantenere la propria indipendenza. Malika discende da un famiglia berbera e le sue sono canzoni kabyle in quanto è intreprete della rinascita culturale pura della Kabilia (zona montagnosa ad est di Algeri). Ci eramo promesse di ricontrarci e così iI nostro Centro D.E.A. rante l'8 marzo di alcuni anni fa (devo cercare la data) ha portato questa meravigliosa cantante al Teatro di Ostia per conto del comune di Roma e così abbiamo potuto approfondire la nostra amicizia. Lei è una donna fiera ed orgogliosa che rivendica la propria identità culturale, non si è mai piegata e come il suo popolo usa la canzone per lanciare un appello al mondo. Mi soprese quando a Roma mi chiese di cercare la tomba del re berbero della Numidia che si chiamava Giugurta, portato via dalla sua teraa e imprigionato a Roma (morto nel 104 a.c) perché non si era voluto piegare al loro potere. Abbiamo cercato tanto ma Roma non ha messo nemmeno una targa nel luogo dove morì di  inedia nel Carcere del Mamertino e così Domran pianse. Malika con le sue canzoni ricorda tutte le situazioni subite dal suo popolo, dalla sua terra e dalla sua condizione come donna, ella canta come oppressa: sia come spirito libero che urla la sua ricerca di libertà che come cultore di un tempo perduto.  

Silvana Grippi

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 12 Dicembre 2012 19:46 )  

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