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Agenda di E.Cribari

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IN PRIMO PIANO

S'intitolerà "A B - Vocabolario di un artista" il progetto che vedrà impegnati insieme, nei prossimi mesi, Alessandro Benvenuti e Emiliano Cribari.
Il film, nato da un'idea di Alessandro Benvenuti, racconterà - al confine fra la fiction e lo stile documentario - un particolare momento emotivo della storia del celebre attore e regista toscano. La regia è di Emiliano Cribari, su un disegno artistico di Erika Renai. Fotografia e aiuto regia: Daniele Cribari.

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Nel corso del mese di aprile "Le cose che so di me - Produzione indipendente" sarà impegnata in un importante progetto video per RAI Educational (progetto che sarà presentato ufficialmente nell'ambito della prossima Fiera del Libro di Torino e successivamente all'interno di un evento che si svolgerà alla fine del mese di maggio a Firenze).

RASSEGNA STAMPA

Un mare di parole (recensione al film "Via Varsavia" di Marco Valsecchi per Hideout)

In un piccolo teatro fiorentino va in scena uno spettacolo. In platea, solo poche persone e un attore. Sul palco, un’attrice porta in scena le ultime ore di vita di una poetessa condannata a morte per aver ucciso e mangiato suo fratello.

La prima reazione, quando nella cassetta delle lettere di Hideout ha fatto la sua comparsa il dvd di Via Varsavia, è stato un sottile formicolio alla base del collo. Tipo quello che avverte Spider Man della presenza di un supernemico alle sue spalle.

Insomma, si tratta di un film autoprodotto, a budget zero, realizzato da un giovane autore fiorentino che si è arrangiato da sé, occupandosi praticamente dell’intera produzione, del montaggio, del suono e della sceneggiatura, avvalendosi della partecipazione di alcuni artisti toscani di successo, come Alessandro Benvenuti, Marco Masini, Novello Novelli, Barbara Enrichi e Carlo Monni.

Premesse di questo genere non potevano che far temere uno spaventevole “effetto Pieraccioni”, riportando alla luce traumi adolescenziali mai sopiti ed eventi del nostro passato che oggi preferiremmo nascondere. E invece no. E invece bisogna fare i complimenti e togliersi tanto di cappello di fronte a questo “povero Dogville italiano poeticomico” (come lo definisce lo stesso regista) tanto spiazzante quanto coraggioso.

Emiliano Cribari, infatti, non prova a fare il gigione cercando scorciatoie televisive e soluzioni facili come ci si aspetterebbe da un cineasta emergente di neanche trent’anni. No, lui va dritto per la sua strada, che è quella più impervia di tutte, quella che passa dai luoghi più vituperati dell’Italia velinara e pallonara: il palco di un teatro e il diario di un poeta.

Ci racconta una storia spigolosa, e lo fa nel modo più complesso, intrecciando la messa in scena teatrale con scampoli di vita vissuta, in un fitto gioco di rimandi, allusioni e cortocircuiti che si rispecchia negli innumerevoli movimenti di macchina montati con una perizia tecnica che compensa più che abbondantemente i limiti di budget.

L’importante, d’altra parte, è che allo spettatore arrivi la poesia. Poesia recitata, poesia evocata, poesia svelata e talvolta ironicamente sbeffeggiata. Poesia infilata in ogni spazio filmico, anche oltre il limite della saturazione. Poesia incarnata in Erika Renai, impeccabile protagonista capace di “tenere il palco” in modo convincente anche attraverso la mediazione dello schermo e del montaggio.
   
Certo, di Via Varsavia non si può solo dire bene. E non sarebbe neanche giusto farlo.
Cribari è giovanissimo, ed è solo al secondo lungometraggio di quella che potrebbe essere una carriera luminosa, stando al talento che questo film lascia intravedere. È quindi normale che qualcosa da calibrare ci sia ancora. Nella fattispecie, una certa tendenza a “strafare”, a voler dire troppo, o forse a voler rimarcare troppo quello che si è già detto. L’esuberanza dell’autore-regista si traduce in un diluvio di parole che talvolta annacqua un po’ le battute migliori. Un difetto probabilmente reso più evidente dal tema stesso del film, la poesia, un soggetto che per essere assimilato richiede tempi calcolati al millesimo e qualche silenzio strategico nel quale le liriche possano adagiarsi.

Alla luce di queste considerazioni, Via Varsavia risulta essere un film che si fa più rispettare che amare. Una prova convincente ma non risolutiva.
Poco male comunque. Come si è già detto, Cribari ha davanti a sé una lunga strada. E da oggi la casella delle lettere di Hideout aspetta le sue nuove opere con trepidazione e senza pregiudizi.
   
Curiosità
Via Varsavia è il capitolo conclusivo di quella che Emiliano Cribari definisce la sua “trilogia della parola”, della quale fanno parte anche il mediometraggio La ricreazione e il lungometraggio Tuttotorna, entrambi del 2005, distribuiti da Cecchi Gori Home Video.

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"Barbara Enrichi: il cinema creativo e innovativo" (intervista di Vittorio Castagna pubblicata su AlCinema.Org)

È meglio specificarlo subito, tanto poi lo si comprenderà dall’intervista: Barbara Enrichi non è solo un'artista. Il calore e l’umanità di cui sono stato avvolto durante la nostra breve chiacchierata è stata solo la punta di un iceberg. Ci sono dei libri in cui basta leggere la presentazione dell’autore per capire che il testo non risulterà banale e tedioso; spero che queste brevi parole non potranno che graffiare la vostra attenzione e calamitare il vostro interesse verso questa finestra che si è aperta. 

Ciao Barbara. Prima di entrare nel merito della nostra chiacchierata, volevo semplicemente chiederti cosa stai realizzando ultimamente. 

In questo momento mi trovo a Milano e ho finito di girare un tv movie dal titolo ancora provvisorio: “Il mondo delle cose senza nome” di Tiziana Aristarco ("Un medico in famiglia") realizzato per Rai Fiction. Il film è tratto da un romanzo di Daniela Rossi e ho lavorato insieme ad un cast di ottimi attori: Elena Sofia Ricci, Stefano Pesce e Gioele Dix. Nel film io sono Bianca, amica della protagonista, nel ruolo di una fotografa molto indipendente e ho il difficile compito di metterla in contatto con un esperto per migliorare la vita di suo figlio. Non posso dire di più, ma di certo merita di essere visto.

Il motivo per cui ti ho contattato è relativo all’originale film di Emiliano Cribari: “Via Varsavia”. Cosa ti ha spinto a partecipare alla sua realizzazione e qual è stata la tua impressione? 

In verità non è stata la prima volta che mi interesso di cinema sperimentale. Incoraggiata da un suggerimento di un mio amico e mossa da curiosità ho visitato il sito del gruppo costituitosi attorno a Cribari e sono rimasta colpita. La filosofia del gruppo è la sua forza, Cribari fa le sue cose e ci crede molto. Come capita in questi casi ho chiesto prima la parte e ho subito apprezzato. La mia impressione? Un gruppo di persone affiatate e amiche che permettono di lavorare e lavorare bene.

Hai colto dei rischi nella sceneggiatura “poco commerciale”?

Se fissiamo il nostro sguardo in direzione di programmazione della tv standard notiamo che l’idea va oltre la media. In effetti il progetto si presentava un po’ rischioso, soprattutto per la sceneggiatura, ma bisogna lanciarsi e Cribari mi ha colpito per il suo coraggio nel presentare e realizzare la sua idea. Dopo aver letto la sceneggiatura ho colto che era allo stesso tempo bella, strana e nuova. La parte che mi era stata proposta, legata a quella di Marco Masini, porta a capire lo spettacolo teatrale; il film si apre con le riflessioni di una coppia, io e Masini appunto, che esprime le sue riflessioni riguardo uno spettacolo teatrale visto la sera prima, creando attesa e preparando il terreno a quello che sarà il centro del film: il monologo di Erika Renai. 

Sentendoti parlare traspare un certo interesse e una passione per il cinema italiano. Hai voglia di condividere con me un tuo parere, magari arricchendolo con qualche tua esperienza? 

Sono da sempre una sostenitrice del cinema italiano. Faccio parte della giuria del David di Donatello, e mi sono trovata di fronte sia delle pellicole belle e sia di inguardabili. Il cinema ha bisogno di cose nuove, e lì dove c’è il rischio vanno sostenute. Essere oggi attore è complicato, si guadagna poco ed emergere è difficile. Personalmente in questa linea, quella della novità e creatività, insieme con Rocco D’Onghia e alla scuola “Teatro Primo Studio” ho lavorato sull’atto unico teatrale “in fondo alla passione”. La ricerca si è poi prolungata scrivendo una sceneggiatura cinematografica dal titolo: “Il gusto della vita”. 

Perdona la mia curiosità. Potresti descrivermi queste due ultime opere?

La sceneggiatura cinematografica "Il gusto della vita" è la storia dei personaggi e delle loro passioni, con un viaggio nel favoloso mondo del gusto, inseguendo la filosofia del buon vivere. Mentre l'atto unico per il teatro "In fondo alla passione" è la storia di un grande amore, vissuto e consumato nella cucina del ristorante, una relazione segreta, molto intensa legata al cibo e al sesso. La cuoca protagonista ci racconta la trama di una grande passione, di un amore perduto e di un gesto d'amore emozionante. Entrambi i progetti hanno come tema il cibo, ma con due visioni diverse, una con il cibo legato al benessere, l'altra alla passione. È scontato che sei invitato a visionarli, così magari mi dai un tuo parere!

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Recensione al film "Via Varsavia" (a cura di Marta Fresolone per CentraldoCinema)

Voto al film: 7
Voto agli extra: 9
Voto qualità audio: 6
Voto qualità video: 7
Molto bella la musica, adatta come commento
Sensazione: piacevole nostalgia come quando si sfoglia un vecchio caro diario

È un film sui ricordi e sulla nostalgia, perché “il tempo stritola”, ecco allora gli gnocchi alla domenica quando ancora c’era il nonno, la stanza sacra della camera da letto dei genitori, la pasta che si fredda mentre si aspetta la discesa di Tomba, la Best Company addosso, la paura dei vigili quando si usa la schiuma a carnevale, l’euforia della gita e delle conquiste in pullman, i vecchi cartoni animati come Arnold, Hulk, le mitiche All Stars, le volate di Caniggia, Pac Man, le Lire, i Puffi, il telefono a gettone. Bello.“E uno forse fa un film per ricordarsi tutto questo, "perché solo i figli di puttana hanno paura di invecchiare, ma i poeti no”, dice Emiliano Cribari. 
È il suo terzo lavoro come regista, “Via Varsavia”, la via di Firenze e dei suoi ricordi, un film edito in DVD targato Cecchi Gori, autofinanziato, a budget 0, girato in digitale, ma nonostante questo di buona qualità audio e video. Film, selezione scene, sottotitoli, e contenuti speciali; in questi ultimi, molto ricchi, vi è il prologo che sciorina tutti questi ricordi. Cose davvero realistiche, vere per davvero.
Ed è davvero bello ascoltarle, si fa un viaggio nel passato e le parole evocano la stessa sensazione di quando si sente un odore che ricorda l’infanzia. Grande merito a questi contenuti che sono quasi un altro film, riflessivi e di denuncia, con un epilogo, una sintesi di 60 secondi, un backstage, un diario di bordo, un live e le biografie. Orgogliosamente anticommerciale, il regista Emiliano Cribari denuncia le lobby nei teatri e le difficoltà di creare un prodotto che non sia così commerciale come le Isole, i Grandi Fratelli, e i vari Uomini e Donne. Produzione indipendente, “Le cose che so di me”, che Cribari definisce “un grande magazzino di piccole cose artistiche”, ha visto la collaborazione recitativa di Alessandro Benvenuti, Marco Masini, Barbara Enrichi, Erika Renai, con cui il regista stringe un legame di amicizia. 
E il film? Viene da pensare che sia “solo” un grande pretesto per raccontare la poesia, per mostrare, in questi 85 minuti, di essere poeti. È un omaggio alla poesia. E al teatro. 
“Un povero Dogville italiano poeticomico”, dice il regista. Anche se Lars von Trier lancia un messaggio sulla natura umana molto più complesso e articolato, anche qui il cinema si fa teatro e il teatro cinema. Inquadrature al dettaglio e piccoli movimenti di macchina tradiscono la presenza di una seppur minima regia, e per contro, la figura fissa della protagonista sul palcoscenico rappresenta l’idea della scena teatrale. Erika Renai è una condannata a morte, accusata di omicidio e cannibalismo nei confronti del fratello che amava e che ha voluto rendere immortale dentro di sé per perpetuarne le doti. Sfrutta la sua ultima ora di vita prima di morire sulla sedia elettrica per raccontarsi e fare un viaggio introspettivo, attraverso il suo diario sgualcito e le sue poesie. Recita la sua doppia identità, quella di sorella afflitta, riflessiva e drammatica (in bianco e nero), e quella del fratello, allegra e comica (a colori): la doppia faccia del teatro del resto, la maschera tragica e la maschera comica. Comicità resa facile dal dialetto fiorentino.
Quindi se è vero, a detta del regista, che questa volta ha dato più importanza alla trama, la protagonista indiscussa è pur sempre la poesia di Erika Renai, espressione del teatro.
E quando si arriva alla fine, a parte la bellezza della poeticità di alcune espressioni, resta proprio la nostalgia di quando si aveva vent’anni, anzi delle cose che si facevano quando si aveva vent’anni, che i ragazzi di oggi non fanno più.

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Emiliano Cribari ci porta in “Via Varsavia” (recensione al film "Via Varsavia" di Francesco Lomuscio per Cinemaplus)

Terza prova registica del giovane autore

 

Dopo il mediometraggio La ricreazione, nel quale cercò di condensare i diversi aspetti della vita attraverso gli occhi e le parole di alcuni studenti, ed il successivo Tuttotorna, decisamente più maturo, ma anche complicato nello svolgimento, il poeta e scrittore Emiliano Cribari, ancora una volta supportato dal gruppo Le cose che so di me torna nel mercato del digitale con la sua terza fatica registica: Via Varsavia, edita come le due opere precedenti dalla Cecchi Gori Home Video.
La pellicola si svolge a Firenze, all’interno di un piccolo teatro in cui, dinanzi ad un pubblico costituito da pochissimi spettatori ed un attore, va in scena uno spettacolo interamente sostenuto da una donna che, condannata a morte quando si trovava in America per aver commesso un atroce atto di cannibalismo nei confronti del fratello, compie un suggestivo viaggio dentro di sé, un’ora prima di essere giustiziata sulla sedia elettrica.
Un’operazione, quindi, che, girata in digitale in parte a colori ed in parte in bianco e nero, si basa in maniera quasi esclusiva sul lunghissimo monologo portato avanti dall’ottima protagonista Erika Renai – elemento fondamentale, insieme al regista, di Le cose che so di me –, tra ricordi, poesia e surreale umorismo toscano, nel corso dei circa 85 minuti di visione che appaiono più scorrevoli del solito, nonostante l’argomento trattato.
E, al di là della bella colonna sonora, ad impreziosire il tutto provvede la partecipazione straordinaria di nomi del calibro di Marco Masini, Alessandro Benvenuti, Novello Novelli, Barbara Enrichi e Carlo Monni, mentre la tutt’altro che disprezzabile sezione riservata ai contenuti speciali annovera, tra l’altro, un diario di bordo realizzato attraverso numerose foto di scena commentate dallo stesso regista, le biografie di Emiliano Cribari ed Erika Renai, un backstage della durata di circa 30 minuti, le prove di ripresa e l’essenza del lungometraggio racchiusa in soli 60 secondi.
Un’altra occasione, quindi, per continuare a scoprire una cinematografia oscura ed indipendente, a budget zero, interamente autofinanziata, tutt’altro che volta al grande pubblico ed al facile intrattenimento, che potrebbe risultare un’interessante alternativa per coloro i quali non si accontentano del regnante spettacolo alla portata di chiunque.

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Recensione al film "Via Varsavia" (a cura della redazione di ITALIA DVD)

Il film è un'ambiziosa opera del giovane regista Emiliano Cribari, una pellicola che cerca di raccontare la poesia, il teatro ed i ricordi autobiografici attraverso il mezzo cinematografico, con umorismo tipicamente toscano.
Il dvd è realizzato con attenzione per un film che non si rivolge certamente al grande pubblico, all'insegna dell'umorismo toscano più surreale e che si avvale anche di due figure celebri come il cantante Marco Masini e l'attore e regista Alessandro Benvenuti, alfiere di quella comicità che "Via Varsavia" cerca di proporre. Si tratta di un prodotto a budget zero, che garantisce una visione di controtendenza e che potrà stuzzicare i cinefili alla ricerca di nuove proposte italiane.
Il film "Via Varsavia" è distribuito da Cecchi Gori ed è in vendita sul nostro sito al prezzo di 14,99 €.

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Si parla del film "Via Varsavia" sul quotidiano "La Voce di Romagna" del 13 aprile.

APPUNTAMENTI

Domenica 22 aprile, nell'ambito dell'iniziativa "Corti di Primavera", il corto "La pillola del figlio dopo" sarà proiettato insieme ad altri otto film.
La proiezione si svolgerà a Tuscania (VT).

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Agosto 2007 14:39 )  

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